• Articolo Roma, 10 agosto 2016
  • Economia circolare trasparente

Economia circolare trasparente

 

La raccolta differenziata è considerata universalmente un comportamento virtuoso, capace in sé di migliorare l’ambiente. Forse questa convinzione trae origine da un sillogismo del tipo: “il sacrificio è un comportamento virtuoso; la raccolta differenziata comporta sacrificio, quindi la raccolta differenziata è virtuosa”.

Sull’aggettivo virtuoso posso assentire, ma sull’assunto che migliori l’ambiente e in generale la qualità della vita mi permetto di dubitare.

Infatti, invece di passare una volta per ritirare tutti i rifiuti prodotti da un’abitazione o da un condominio, i mezzi addetti (in genere vetusti e fortemente inquinanti) devono passare tante più volte quanto più è parcellizzata la raccolta: ciò evidentemente comporta un consumo di carburante quadruplo, a parità di quantitativi, e un’emissione di gas climalteranti in proporzione.

 

Da ciò si evince che la “differenziata” è una pratica di per sé “costosa” per l’ambiente: può diventare vantaggiosa solo nel caso che essa costituisca la prima fase di un processo integrato di recupero che operi in un concetto di economia circolare.

Conscio di essere un cittadino e non un suddito (e invito tutti gli Italiani a imitarmi), reclamo un diritto, universalmente riconosciuto, a ricevere il giusto compenso per l’opera svolta.

Tu, Istituzione, mi obblighi a fornirti una prestazione, quella di dividere i rifiuti secondo una modalità da te stabilita. Posso tollerare che tu non mi compensi nella maniera tradizionale (anche se sarebbe auspicabile), ma non transigo sul tuo obbligo a tenermi adeguatamente informato su come hai organizzato la filiera, in modo da rassicurarmi che il servizio che tu mi hai obbligato a erogarti sia stato inserito in un processo virtuoso in grado contribuire alla difesa dell’ambiente.

 

Un’ultima notazione: in genere i mezzi per il ritiro dei rifiuti sono insopportabilmente rumorosi, agiscono anche nelle ore dedicate al sonno e nelle zone ospedaliere, dove invece il rispetto della quiete dovrebbe essere garantito. In ogni caso si tratta di un grave insulto alla qualità della vita, che invece dovrebbe essere salvaguardata in primis dalle Istituzioni

A proposito d’inquinamento acustico: perché sono così assidue le ricerche sugli effetti dell’assunzione di fumo, droghe o alcool, mentre nulla o quasi viene diffuso dai media circa gli effetti, che temo siano molto gravi, del rumore sull’equilibrio psichico delle persone? Mentre i primi sono comportamenti adottati per scelta libera, il secondo è un insulto esterno, contro cui scarsamente efficaci sono i mezzi di difesa. Ricordo che il genere umano è atavicamente attrezzato per adattarsi ai mutamenti climatici, mentre è scarsamente preparato a difendersi dai rumori che per millenni, fino alla rivoluzione industriale, sono stati fenomeni assolutamente infrequenti.

 

di Paolo Serra- RELOADER onlus

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