• Articolo Quito, 23 dicembre 2016
  • L’Ecuador prepara la stangata contro gli attivisti ambientali

  • Il governo vuole sciogliere la Ong Acción Ecológica che da tempo si batte contro le miniere nell’Amazzonia a favore dei diritti delle popolazioni indigene

L’Ecuador prepara la stangata contro gli attivisti ambientali

 

(Rinnovabili.it) – L’Ecuador non è un paese per attivisti ambientali. È questo il messaggio che passa insieme alla decisione del governo di avviare la procedura di dissoluzione di Acción Ecológica, Ong che si occupa di tutela dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni indigene, che da tempo si batte contro le miniere presenti nell’Amazzonia. L’accusa, formalizzata dal ministero dell’Ambiente, è di aver deviato dalla propria missione prevista per statuto perché Acción Ecológica avrebbe appoggiato una manifestazione di protesta contro un sito minerario di rame gestito dalla compagnia cinese Explorcobres.

Il 14 dicembre un gruppo di circa 80 persone, durante una protesta a San Carlos de Tanantza, avrebbe aperto il fuoco contro la polizia e i militari schierati a presidio della miniera. Negli scontri sono morti due poliziotti, altri 5 sono stati feriti e hanno perso la vita anche due soldati. Azione violenta dietro alla quale il governo vede la mano della Ong.

 

L’Ecuador prepara la stangata contro gli attivisti ambientali

Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa

L’Ecuador ha una serie di leggi che obbligano non solo le Ong a registrarsi, ma a rispettare con il loro operato gli obiettivi previsti dal proprio statuto. Così, visto che nessuna Ong scriverebbe mai di voler sovvertire l’ordine costituito, ogni scontro violento durante una manifestazione può diventare la scusa per silenziare gli attivisti criminalizzandoli. Nel caso di Acción Ecológica, il governo sostiene che l’Ong sarebbe colpevole di apologia del ricorso all’azione violenta. Punto importante: non li si accusa di aver scatenato, incitato o organizzato la sparatoria, ma di non averla condannata adeguatamente. Un terreno oltremodo scivoloso, dove l’arbitrarietà regna sovrana.

È solo l’ultimo caso di una lunga serie di episodi con cui l’Ecuador si è confermato un paese dove gli attivisti ambientali rischiano grosso. Nel 2013 era stata chiusa (in base alla stessa legge) la Pachamama Alliance. Alla fine del 2014 José Tendetza, l’attivista ambientale ecuadoriano che lottava contro la miniera cinese di Mirador, è stato torturato, ucciso, incaprettato e seppellito, un caso in cui non sono mai stati del tutto dissolti i dubbi su un eventuale ruolo giocato dalle autorità statali.

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