• Articolo Quito, 8 settembre 2016
  • Avviato il primo di 200 pozzi

    Ecuador, trivelle nella foresta con più biodiversità al mondo

  • Inizia la produzione di petrolio nel blocco Ishpingo Tambococha Tiputini (ITT). Nel Paese che riconosce il diritto alla natura vengono minacciati l’ambiente e le ultime tribù incontattate

Ecuador, trivelle nella foresta con più biodiversità al mondo

 

(Rinnovabili.it) – L’Ecuador estrae i primi barili di petrolio dalla grande riserva naturale di Yasuni, nell’Amazzonia. L’impianto – al centro di controversie da molti anni – è entrato definitivamente in funzione mercoledì 7 settembre accompagnato da un coro di proteste di ambientalisti e gruppi di attivisti, prontamente passate in secondo piano rispetto ai toni trionfalistici adottati dal Governo. Un Governo impegnato in un lunghissimo contenzioso con Chevron che, ironia della sorte, nel 2007 si era solennemente impegnato a rispettare l’integrità del parco, prezioso non solo per essere una riserva fondamentale a tutela della biodiversità, ma anche perché ospita le ultime due tribù indigene a vivere in isolamento volontario dal resto del mondo. Ma le trivelle sono entrate in azione lo stesso.

Il presidente Correa ha avuto gioco facile a far partire il progetto. Nove anni fa aveva fatto appello alla comunità internazionale: la protezione del sito da inquinamento e attività estrattive costa 3,5 miliardi di dollari, si facciano avanti i donatori. Che ben si sono guardati dall’aprire il portafoglio, visto che nel 2013 la maxi colletta era arrivata appena al 4% del totale. Da allora, tra accuse alla grettezza della comunità internazionale e vaghe promesse di tutela dell’ambiente, Correa ha avviato il progetto che prevede 200 pozzi petroliferi, anche all’interno della riserva di Yasuni, in quello che è conosciuto come il blocco Ishpingo Tambococha Tiputini (ITT).

 

Ecuador, trivelle nella foresta con più biodiversità al mondoLa compagnia statale degli idrocarburi Petroamazonas ha aperto ieri un primo pozzo a Tiputini, sul confine della riserva. A breve dovrebbero essere avviati a produzione anche i prossimi siti. Per il governo è un investimento vantaggioso, soprattutto in tempi di bassi prezzi del petrolio, visto che il costo stimato per il blocco ITT è di meno di 12 dollari al barile e l’economia ecuadoregna si basa per ben il 50% sugli idrocarburi. Il blocco contiene più di 1,6 miliardi di barili stimati, sfruttare il nuovo sito porterà la produzione nazionale a 570mila barili al giorno, 20mila in più dei livelli attuali.

Gli attivisti temono chele trivelle danneggino in modo irreparabile la foresta, che è il sito con la maggior biodiversità di piante e specie animali per ettaro di tutto il mondo. Ma la loro protesta finora non ha convinto il governo a cambiare idea. Alcuni ambientalisti hanno ricevuto minacce di morte, mentre una petizione non ha raggiunto di un soffio la soglia minima per indire un referendum. Tutto questo accade, altra ironia, nel primo paese al mondo a riconoscere nella sua costituzione il diritto alla natura. Che da ieri è definitivamente calpestato.