• Articolo Viterbo, 15 aprile 2013
  • In attesa dell’incontro tra il ministro della Salute e il governatore del Lazio

    Arsenico nell’acqua: a Viterbo la staffetta dello sciopero della sete

  • Dopo gli scioccanti dati dell’ISS parte l’iniziativa del candidato sindaco di Viva Viterbo per protestare, un giorno a testa, contro la situazione d’emergenza

Arsenico nell’acqua: a Viterbo la staffetta dello sciopero della sete(Rinnovabili.it) – “Se questa calamità naturale fosse stata gestita dalla Regione quando si iniziavano a registrare i primi campanelli di allarme, oggi non saremmo qui a parlare di dati, studi e soprattutto di emergenza arsenico. Le parole sono quelle pronunciate da Giulio Marini, sindaco di Viterbo, a commento delle notizie diffuse in questi giorni dalla stampa e ancora non pervenute in forma ufficiale (né in forma ufficosa) al comune laziale. Secondo i preoccupanti risultati emersi dalla ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità infatti, nei cittadini di Viterbo e dei 16 comuni limitrofi la concentrazione dell’arsenico nell’organismo sarebbe oltre il doppio di quella presente nella popolazione generale. Un dato su tutti: nelle unghie la concentrazione è risultata pari a 200 nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi del gruppo di controllo.

 

Il prossimo appuntamento importante come ricorda lo stesso primo cittadino è l’incontro concordato nei prossimi giorni tra il ministro della Salute Balduzzi e il governatore del Lazio a cui sarebbe collegata la possibilità dello sblocco dei fondi stanziati per l’installazione dei dearsenificatori mancanti sul territorio laziale. In attesa di sapere quali misure saranno messe in campo a Viterbo è partita un’originale iniziativa per manifestare contro l’attuale criticità, lanciata dal candidato sindaco di Viva Viterbo, Filippo Rossi, contro l’arsenico nell’acqua. L’idea è quella di uno sciopero della sete a staffetta che prenderà il via proprio da Rossi. “Un giorno ciascuno passandoci simbolicamente il testimone della protesta contro una situazione che va avanti da anni sulla pelle delle persone, al di là di ogni schieramento politico. Non si possono più costringere le famiglie a comprare l’acqua nei supermercati o andare alle fontanelle come si faceva fino a un secolo fa”.