• Articolo Pechino, 15 novembre 2019
  • Cina, le emissioni del settore energetico sono destinate a crescere

  • Le emissioni di CO2 del gigante asiatico sono destinate a crescere ulteriormente nei prossimi due anni sotto la spinta degli idrocarburi. Gli esperti suggeriscono di ridurre ulteriormente l’impiego di carbone

Petrolio e gas naturale fanno crescere le emissioni del settore energetico cinese

(Rinnovabili) – Nonostante gli enormi investimenti nelle energie rinnovabili,  le fonti fossili continueranno ad influenzare pesantemente il quantitativo di CO2 emesso dalla Cina. Secondo i dati diffusi giovedì dal “China Coal Cap Research Project”, le emissioni del settore energetico sarebbero, infatti, destinate a crescere ulteriormente nel biennio 2020-2021. Responsabili saranno in primis gli idrocarburi, che potrebbero aggiungere oltre 200 milioni di tonnellate di anidride carbonica alle emissioni totali della Nazione. Di contro, è previsto un calo delle emissioni derivate dal carbone, con una diminuzione di circa 75 milioni di tonnellate nel 2020, che non riuscirà però a compensare il boom legato a petrolio e gas. Ecco perchè gli autori del report, guidati dal Natural Resources Defense Council, esortano il Paese a dare un ulteriore sforbiciata al carbon fossile. “Bisogna ridurre il consumo di carbone più rapidamente di quanto fatto finora al fine di compensare la crescita delle emissioni derivanti da petrolio e gas” ha spiegato Yang Fuqiang, consulente senior pressoNatural Resources Defense Council. Una riduzione, stimata, di almeno 400 milioni di tonnellate, cioè l’8 per cento del totale previsto nel periodo 2021-2025

 

>>Leggi anche: “Cina, record rinnovabili: +12% di capacità installata nel 2018”<<

Lo scorso anno, la Repubblica popolare ha ridotto la quota di carbone nel suo mix energetico al 59% (contro il 68% del 2012). I ricercatori hanno però evidenziato la necessità di scendere al 55,3% entro il 2020. Va comunque precisato che, sebbene la Cina rappresenti ad oggi il principale emettitore di CO2 di tutto il mondo, poichè ancora designata come “Paese in via di sviluppo” non avrebbe, per il momento, alcun obbligo di riduzione dei livelli assoluti di anidride carbonica. Tuttavia – è bene ricordarlo – aveva promesso di ridurre l’intensità di carbonio, intesa come la quantità prodotta per unità di crescita economica (PIL), del 40-45% nel periodo 2005-2020, raggiungendo l’obiettivo con due anni di anticipo. Segnali incoraggianti, ma in contrasto a quelli recentemente evidenziati da alcuni gruppi ambientalisti che, come riportato da Reuters, avrebbero denunciato il tentativo cinese di stimolare la crescita economica attraverso nuovi investimenti nel carbone. Ne sono un’eclatante esempio i 196 milioni di tonnellate di nuova capacità di produzione di carbone approvati da Pechino nei primi tre trimestri del 2019. 

 

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