• Articolo Bruxelles, 10 gennaio 2017
  • Emissioni delle navi, l’ONU ammonisce l’UE: “Correte troppo”

  • Dopo aver raggiunto un blando accordo sul taglio delle emissioni navali, l’IMO se la prende con Bruxelles rea di voler fare di testa sua e inserire il comparto navale nel sistema ETS

Emissioni delle navi, l’ONU ammonisce l’UE: “Correte troppo”

 

(Rinnovabili.it) – L’Europa corre troppo in fretta sulle emissioni delle navi. Per il momento, l’ipotesi di inserire anche il comparto navale nel sistema europeo dei crediti di carbonio (ETS) non s’ha da fare. L’ammonimento arriva a Bruxelles con una lettera firmata niente meno che dal capo dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), l’agenzia dell’ONU deputata.

L’UE vuole andare per la sua strada e imporre limiti stringenti. L’ONU invece è più cauto: tramite l’IMO, che rappresenta il 90% del commercio navale globale, va sì in direzione di un taglio alle emissioni delle navi, ma senza alcuna fretta. È una dinamica che va in scena da tempo con alti e bassi, e che ora sta per arrivare a un punto di svolta. Se Bruxelles accelera, tutta l’IMO ne patirà gli effetti. E dovrà muoversi per non restare indietro.

 

Emissioni delle navi, l’ONU ammonisce l’UE: “Correte troppo”Da parte dell’IMO le intenzioni però sembrano andare in direzione diametralmente opposta. Lo si è visto chiaramente lo scorso ottobre, quando è arrivata la firma su un accordo globale per tagliare i gas serra delle navi. Un accordo svuotato di senso: prevede un tetto agli SOx dal 2023 limitando la percentuale di zolfo nei combustibili, ma non prevede alcuno stop per la CO2. Il senso, quello vero, di questa firma sta nella tempistica: l’accordo è arrivato a ridosso dell’apertura della COP22 di Marrakesh e ha colmato – si fa per dire – l’ultimo grande vuoto normativo. Poche settimane prima anche il comparto aereo aveva trovato la quadra sui tagli: le emissioni delle navi e degli aerei erano i due grandi settori lasciati ancora provvisoriamente fuori dall’Accordo di Parigi.

D’altronde l’insistenza di Bruxelles ha molto senso se si guardano i fatti. Al momento attuale, le emissioni delle compagnie di navigazione sono stimate in circa 1 miliardo di t di CO2 ogni anno, ma potrebbero crescere fino a diventare il 17% del totale globale nei prossimi tre decenni. Un aumento che gli osservatori stimano tra il 50 e il 250% entro il 2050 con uno scenario business as usual, cioè senza interventi per limitarle. Eppure il capo dell’IMO sostiene che la scelta di includere le navi nell’ETS europeo “sarebbe non solo prematura, ma avrebbe un serio impatto sul lavoro dell’IMO nel confrontarsi con le emissioni di gas serra del comparto navale internazionale”. Una spiegazione che, dati alla mano, non convince affatto.

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