• Articolo Sidney, 26 gennaio 2016
  • Importante ricerca dell’Università di Sidney

    Emissioni di azoto: un mostro partorito dal commercio internazionale

  • Per la prima volta abbiamo una mappa delle emissioni di azoto reattivo, potente gas serra legato alla globalizzazione degli scambi commerciali

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(Rinnovabili.it) – È giusto e doveroso concentrarsi sulla CO2 per limitare il riscaldamento globale, ma guai a non prendere misure simili per le emissioni di azoto reattivo. Questo elemento, prodotto in gran parte dalla combustione di fonti energetiche fossili e dall’agricoltura intensiva, gioca un ruolo cruciale nell’alterazione del clima planetario.

Nel tentativo di fornire alla politica una base per lo sviluppo di normative in materia, una ricerca internazionale guidata dall’Università di Sidney ha prodotto una mappatura dettagliata delle emissioni di azoto in 188 Paesi. Lo studio riesce ad individuare, per ciascuno, la quota di responsabilità nell’inquinamento, chiarendo quali settori dell’economia costituiscono la maggior fonte di questo gas serra e in quali zone del pianeta.

Mai prima d’ora era stata costruita una simile cartografia delle emissioni di azoto, che rivelasse il drastico contributo del commercio internazionale all’aumento dell’inquinamento. Secondo i ricercatori, sono gli Stati Uniti, insieme a Cina, India e Brasile, i responsabili del 46% delle emissioni totali.

 

Emissioni di azoto un mostro partorito dal commercio internazionale

 

Il modello utilizzato per calcolare l’impronta di azoto tiene conto dei principali accordi commerciali bilaterali stretti in tutto il mondo. Partendo da queste premesse, i ricercatori prevedono un aumento dell’inquinamento e attribuiscono maggiori responsabilità alle nazioni sviluppate. È a causa del loro smodato consumo, infatti, se molti Paesi in via di sviluppo generano un alto livello di emissioni di azoto reattivo. I beni prodotti in quei luoghi con scarso rispetto dell’ambiente, infatti, vengono per la maggior parte consumati dagli Stati più ricchi.

Il Giappone e altre nazioni sviluppate, vestendosi con abbigliamento fatto in Cina, importano l’azoto reattivo generato dalla sua industria tessile. Regno Unito, Germania, Italia e Francia scambiano una gran quantità di questo gas con il commercio di prodotti alimentari. Le cospicue emissioni pro capite di Hong Kong derivano dalle massicce importazioni di prodotti agroalimentari, poiché sul territorio mancano i terreni agricoli necessari a sviluppare una filiera locale.

Le più alte emissioni pro capite sono state registrate proprio in Hong Kong e Lussemburgo, dove si attestano sui 100 kg l’anno per persona. Paesi come la Liberia, Papua Nuova Guinea e Costa d’Avorio, invece, sono al fondo della classifica con 7 kg l’anno.

 

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Arunima Malik, dottoranda presso l’Università di Sidney, ha detto che «Le nazioni ad alto reddito hanno responsabilità nelle emissioni 10 volte maggiori rispetto alle nazioni più povere». Questo perché nei Paesi ricchi aumenta costantemente il consumo di prodotti animali, alimenti altamente trasformati, prodotti e servizi ad alta intensità energetica.

Emissioni di azoto un mostro partorito dal commercio internazionale 6La stragrande maggioranza delle emissioni di azoto reattivo proviene, secondo la mappa, da settori come l’agricoltura, i trasporti e la produzione di energia. Le emissioni attribuibili al consumatore finale, e dunque all’uso effettivo del prodotto, sono marginali e si ritrovano per lo più nelle acque reflue. Dei 18,9 miliardi di tonnellate di azoto reattivo emessi nel 2010, 16,1 sono da attribuire all’industria e all’agricoltura, mentre solo 2,8 ai consumatori.

Oltre agli impatti sul riscaldamento globale, l’azoto reattivo gioca un ruolo non secondario nell’incidenza di molte patologie come tumori, malattie cardiovascolari e polmonari, diabete, morbo di Alzheimer, malattie respiratorie, colera, malaria, schistosomiasi.

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