• Articolo Bruxelles, 22 dicembre 2017
  • Emissioni: nell’accordo UE sull’Effort Sharing vincono i pavidi

  • Via libera all’obiettivo del 30% di riduzione delle emissioni per i settori non coperti dall’ETS. Fissati gli obiettivi specifici per ciascun paese e le relative scappatoie

Effort Sharing regulation emissioni

 

Meno 30% di emissioni gas serra con l’Effort Sharing Regulation

(Rinnovabili.it) – Trovato l’accordo sull’Effort Sharing Regulation, il provvedimento europeo per la riduzione delle emissioni negli Stati Membri dal 2021 al 2030. Europarlamento e Consiglio dell’UE hanno concluso ieri sera il terzo round di negoziati siglando un testo condiviso. Ma come accade sempre più spesso di questi tempi in materia energetico-climatica, l’intesa raggiunta mostra d’aver perso lungo la strada gran parte dell’ambizione iniziale.

L’Effort Sharing Regulation è uno dei tre strumenti normativi, assieme al regolamento LULUCF e la riforma del mercato del carbonio, con cui l’Europa dovrà raggiungere l’obiettivo del 40% in meno di CO2eq. entro il 2030. Ma soprattutto era l’ultimo a dover essere approvato.

 

“Questi accordi significano che il quadro giuridico della politica sul clima 2030 dell’UE è ora in atto che ci consentirà non solo di rispettare il nostro impegno dell’accordo di Parigi, ma anche di raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia”, ha commentato la Commissione europea a margine della sigla dell’accordo.

 

Cosa è e come funziona l’Effort Sharing Regulation?

Se il LULUFC si occupa delle emissioni derivanti dall’uso del suolo e dalla silvicoltura e il mercato del carbonio tenta di tagliare quelle degli impianti ad alto consumo di energia, l’Effort Sharing Regulation è dedicato esclusivamente ai gas serra provenienti da edilizia, agricoltura, gestione dei rifiuti, piccola industria e trasporti. Per farlo assegna ad ogni Stato un obiettivo di riduzione espresso in percentuale rispetto ai livelli del 2005 e calcolato in base PIL pro capite.

 

Rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea, il testo finale perde tuttavia parecchia ambizione. Il regolamento stabilisce una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra, con target nazionali vincolanti. Su pressioni del Consiglio, però, sono state inserite una serie di misure di flessibilità: Gli Stati membri potranno ottenere dei crediti emissivi da altri settori, ossia da quelli coperti dal sistema ETS e dal regolamento LULUCF. Cosa significa? Che se, ad esempio, un Paese ha una grande superficie boschiva, potrà ottenere degli sconti sul suo target di riduzione dei gas serra nel comparto edilizio o dei rifiuti.

 

Non solo. I Ventotto sono riusciti anche a modificare la linea di base con cui inizieranno a calcolare i tagli: mentre il Parlamento europeo chiedeva l’inizio del 2018, il Consiglio ha sostenuto fino all’ultimo la data di gennaio 2020, riuscendo a strappare alla fine come baseline la data di giugno 2019.

 

L’accordo, raggiunto con procedura scritta, deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio ma è improbabile che venga modificato con target più sfidanti, soprattutto perché a gennaio la presidenza Ue passerà dall’Estonia alla Bulgaria, Paese poco propenso all’ambizione ambientale. Dopo l’approvazione, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE e entrerà in vigore 20 giorni dopo.

 

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