• Articolo Bristol, 11 dicembre 2019
  • Emissioni: per ridurle, serve un bilancio del metano

  • Tenere traccia dei meccanismi che regolano il rapporto tra fonti di produzione di metano e sistemi di cattura è la sfida dei prossimi decenni. Uno studio dell’Università di Bristol fa il punto della situazione sul bilancio del metano, per tenere a bada le emissioni.

Sebbene ancora la scienza non abbia risposte chiare sul bilancio del metano, esso è indispensabile per raggiungere gli obiettivi di Parigi.

 

(Rinnovabili.it) – Secondo l’American Geophysical Union (AGU), organizzazione no profit costituita prevalentemente da scienziati e ricercatori, una delle più grandi sfide che le scienze naturali devono affrontare nei prossimi decenni riguarda la definizione del “bilancio del metano”, vale a dire la comprensione dei meccanismi che influenzano la diffusione e la quantità di metano nell’atmosfera.

 

Il metano, infatti, è il secondo gas serra più prodotto dall’uomo e si sta diffondendo nell’atmosfera più rapidamente di quanto previsto e, soprattutto, per ragioni che non sono ancora chiare. Il punto critico, però, è che il metano è circa 30 volte più potente dell’anidride carbonica per quanto riguarda i suoi effetti sul riscaldamento del pianeta.

 

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Uno studio dell’Università di Bristol, pubblicato nella sezione Global Biogeochemical Cycles dell’AGU, fa il punto della situazione sulle tecnologie e i progressi scientifici necessari per tenere traccia del bilancio del metano, e quindi delle sue emissioni in vista della loro riduzione. Circa la metà del metano emesso nell’atmosfera proviene da fonti naturali, tra cui zone umide e fughe geologiche. Il resto viene emesso dal settore agricolo, dall’uso di combustibili fossili e da altre attività umane. Poiché il metano assorbe radiazioni nell’atmosfera ed ha un processo di decadimento veloce, secondo l’Accordo di Parigi occorre ridurre le emissioni di metano antropogenico di quasi la metà rispetto ai livelli attuali. Il problema, però, riguarda appunto la quantificazione del bilancio del metano, vale a dire la somma tra le diverse fonti di produzione e i metodi di cattura.

 

Secondo Anita Ganesan, ricercatrice della Facoltà di Scienze Geografiche dell’Università di Bristol raggiunta da Phys.org, “la nostra capacità di quantificare il bilancio deve affrontare grandi sfide, che rendono difficile valutare se le riduzioni delle emissioni promesse dall’Accordo di Parigi si stiano effettivamente verificando. Lo studio, dal canto suo, evidenzia le nuove tecnologie utilizzate per misurare il metano nell’ambiente, discute degli attuali limiti e propone prospettive di ricerca grazie a cui poter raggiungere nuovi progressi, volti a migliorare significativamente nel prossimo decennio la nostra capacità di comprendere i meccanismi che regolano il bilancio del metano.

 

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Alcune nuove tecnologie includono la capacità di misurare le cosiddette varianti isotopiche più rare nel metano (atomi con uguale numero di protoni e diverso numero di neutroni), che forniscono nuove capacità per individuare le fonti di emissioni, così come la sperimentazione di nuovi satelliti, che mappano le concentrazioni di metano a livello globale anche per monitorare la liberazione di metano dal permafrost. La ricerca, inoltre, evidenzia quali dovrebbero essere i principali progressi necessari affinché i paesi siano in grado di definire meglio il proprio bilancio del metano, tracciando ad esempio la composizione dei rifiuti inviati in discarica.

 

Generalmente, la ricerca scientifica sul bilancio del metano si dovrà concentrare su tre specifiche aree: 1) le misurazioni atmosferiche del metano e le sue variazioni isotopiche, 2) i modelli che simulano i processi alla base delle emissioni di metano, 3) la quantificazione dei vari componenti del bilancio del metano nell’atmosfera. Questo potrà avere grandissime ripercussioni soprattutto nell’ambito delle politiche climatiche, poiché, come sottolinea Ganesan, “c’è stata una grande divergenza tra ciò che è accaduto e alcuni dei percorsi di concentrazione del metano previsti, che avrebbero dovuto permettere di individuare una strategia per raggiungere gli obiettivi di Parigi e diminuire le concentrazioni di metano nell’atmosfera”.

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