• Articolo S. Stefano in Ponte, 28 marzo 2014
  • Un progetto che verrà presentato ufficialmente domani

    “Espressiv”, il network che si prende cura delle capsule del caffè

  • Nasce il primo network in Italia che supporta il riciclo delle capsule del caffè, si chiama Espressiv e coinvolge consumatori, produttori e distributori

Espressiv(Rinnovabili.it) – Nasce a S. Stefano in Ponte con una inclinazione tutta green il primo network italiano che punta alla diffusione di capsule per il caffè sostenibili. Il mercato del caffè in cialda è ormai molto vasto che se non controllato rischia di aumentare il volume dei rifiuti in discarica visto che la plastica biodegradabile di cui sono composte non può essere trattata né come materiale plastico né come organico, perché questi sono insieme e la plastica, pur essendo biodegradabile, non rientra infatti nei 180 giorni previsti per poter considerare organico il rifiuto. Per questo il network Espressiv ha deciso di organizzare il recupero delle confezioni esauste occupandosi poi dello smaltimento.

 

Nel network sono inclusi consumatori, produttori e rivenditori che avendo a cura l’ambiente vogliono dimostrare il loro interesse attraverso il consumo etico e responsabile.

Le capsule fornite avranno ognuna una sigla identificativa che definisce il tipo di prodotto, con l’obbligo di restituire al corriere a domicilio le capsule acquistate, che finiscono in un circuito virtuoso che si dedica al riciclo della plastica contenuta nei bussolotti.

I clienti del circuito insieme alla fornitura di capsule riceveranno una busta contrassegnata da un codice identificativo che dovrà essere riconsegnata con all’interno le capsule utilizzate con la condizione per cui se non verranno consegnate almeno il 90% delle capsule acquistate il cliente non potrà effettuare alcun nuovo ordine.

 

“Ero stufo di vedere persone diventare allergiche al caffè dopo averne bevuto diverse tazzine in capsula – spiega Andrea Marcucci, titolare di Espressiv e ideatore del network – e volevo fare qualcosa di diverso rispetto alle dinamiche della produzione industriale, che spesso abitua i palati a sapori standardizzati. Il mio obiettivo è far riscoprire al consumatore il gusto vero del caffè, senza modifiche alla composizione della materia prima: in fondo, non si può pretendere che dalla chimica venga fuori tutto”.