• Articolo Kidapawan , 1 aprile 2016
  • La polizia spara sui manifestanti

    Filippine: la siccità finisce in un bagno di sangue

  • Il fenomeno climatico El Niño ha reso la siccità intollerabile, alimentando proteste pubbliche culminate nell’assassinio di tre contadini ad opera della polizia

Filippine la siccità finisce in un bagno di sangue 2

 

(Rinnovabili.it) – La polizia filippina ha ucciso tre uomini dopo aver aperto il fuoco su 6 mila contadini, che da 3 giorni stanno manifestando contro il governo, immobile dinanzi alla crisi provocata dalla siccità devastante inasprita da El Niño. Nello scontro, altri 13 agricoltori sono rimasti feriti alle gambe e alle spalle dai proiettili dei poliziotti.

I contadini avevano bloccato una parte della strada principale nella provincia di Cotabato, sull’isola di Mindanao, chiedendo l’assistenza del governo dopo che la siccità legata ha distrutto centinaia di migliaia di ettari di terreno agricolo.

Norma Capuyan, leader del gruppo di agricoltori, ha detto ai giornalisti che la polizia prima ha tentato di disperderli con cannoni ad acqua, poi, non riuscendo a cacciarli, ha iniziato a sparare.

Il governatore della provincia di Cotabato, Emmylou Mendoza, ha dichiarato che circa 20 poliziotti sarebbero rimasti feriti a seguito dell’attacco dei contadini con bastoni e pietre. Secondo il governatore, il primo colpo sarebbe stato sparato dai manifestanti.

 

Filippine la siccità finisce in un bagno di sangueLa protesta ha avuto inizio mercoledì, quando i contadini hanno occupato l’autostrada nel Kidapawan, chiedendo un dialogo con il governatore e il rilascio di 15 mila sacchi di riso che questi aveva promesso loro come risarcimento.

Il ministero dell’Agricoltura ha detto che oltre 300 mila ettari di terreno coltivabile sono stati colpiti dalla siccità, causando perdite pari a circa 115 milioni di dollari. Le colture interessate sono soprattutto riso e mais.

All’inizio di marzo, le Nazioni Unite avevano messo in guardia le autorità filippine sulla siccità che El Niño avrebbe aggravato. L’ONU ha detto chiaramente che il fenomeno avrebbe potuto causate «carenza di cibo, conflitti armati e diffusione di malattie nelle zone più colpite nell’isola meridionale di Mindanao».

Parole profetiche, a quanto sembra. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari aveva chiarito anche la portata del fenomeno: «Circa metà delle terre agricole colpite da siccità si trovano a Mindanao – diceva il rapporto – l’87% delle quali non ha alcuna possibilità di recupero».

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