• Articolo Venezia, 13 novembre 2019
  • IPCC: “Cambiamenti climatici? E’ tutta una questione di finanza”

  • Reindirizzare i fondi e avviare il processo. Queste sono le maggiori difficoltà riscontrate dai governi per attuare un serio piano di decarbonizzazione. Tuttavia, il vicepresidente dell’IPCC, Carlo Carraro, mostra come investire in riduzione delle emissioni, in fonti rinnovabili, transizione ed efficienza energetica conviene.

Durante il convegno ‘Clima e finanza sostenibile’, il vicepresidente dell’IPCC sollecita un’immediata trasformazione economica

 

(Rinnovabili.it) – È iniziata ieri la Settimana SRI 2019 (la Settimana per l’Investimento Sostenibile e Responsabile) promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile. L’inaugurazione della Settimana SRI (che si concluderà il 21 novembre) è avvenuta presso la Sala Capitolare del Senato e ha visto tra i suoi ospiti Carlo Carraro, vicepresidente dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Durante il suo intervento, riportato dall’Ansail vicepresidente dell’IPCC si è espresso molto chiaramente in merito a quale sia la chiave di volta per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, affermando che: “è tutta una questione di finanza”.

 

Durante l’evento di apertura, dal titolo eloquente ‘Clima e finanza sostenibile’, Carraro ha infatti sottolineato come gli investimenti giochino un ruolo centrale nella salvaguardia dell’ambiente e, a tal proposito, ha individuato il più grande ostacolo per un’efficace transizione energetica e per una significativa decarbonizzazione proprio nella difficoltà riscontrata da molti paesi a reindirizzare i fondi di investimento necessari per trasformare l’economia. Come riportato dall’agenzia stampa, il vicepresidente dell’IPCC ha infatti stimato che il gap tra gli investimenti necessari e quelli disponibili per un’economia sostenibile sia tra i 500 e i 1000 miliardi di dollari all’anno. Ma c’è di più. Carraro ha infatti messo in luce quale sia il meccanismo che produce questo divario: nonostante il costo dell’economia sostenibile sia relativamente limitato e conveniente (stimandolo nello 0,06% del Pil), tuttavia ad essere elevati sono gli investimenti necessari ad avviare il processo di transizione.

 

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A questo proposito, infatti, Carraro ha citato un recente rapporto di Morgan Stanley (ripreso anche dal governatore della Banca d’Inghilterra) in cui si stima che servirebbero investimenti pari a 1600 miliardi di dollari l’anno. Tuttavia, si tratta di una cifra che – per quanto possa apparire da capogiro – in realtà corrisponde più o meno a quanto “già oggi si spende in infrastrutture energetiche”, ha spiegato Carraro. Al momento, gli accordi internazionali fra gli Stati prevedono un investimento di soli 18 miliardi di euro. Nonostante questo, Carraro ha sottolineato che in generale la finanza climatica registra una crescita costante, e si stima che quest’anno abbia superato i 510 miliardi di dollari che sono stati investiti nel 2017, “perché investire in riduzione delle emissioni, in fonti rinnovabili, transizione ed efficienza energetica conviene, ha osservato Carraro.

 

Proprio in nome di questa convenienza, lo stesso Carraro indica che per colmare il gap tra fondi necessari e fondi disponibili, riducendo così i costi necessari ad avviare il processo di transizione, sia possibile fare leva sui risparmi che deriverebbero da una migliore efficienza energetica, dai tagli ai sussidi per i combustibili fossili e dai green bonds. La sfida del campo della finanza, però, sta soprattutto nelle scelte politiche di investimento dei governi che, a detta del vicepresidente dell’IPCC, non solo devono intraprendere una chiara direzione, ma devono farlo subito perché, come ha aggiunto, “all’aumento della temperature di 2 gradi a fine secolo arriveremo sicuramente, qualunque cosa faremo, ma se non facciamo niente l’aumento sarà molto di più”. E, come ha ricordato, a rischio è il futuro della specie umana, e anche il presente”.

 

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