• Articolo Roma, 16 gennaio 2013
  • L'appello lanciato da 16 associazioni

    Fitosanitari: continua la scelta della strategia

  • Rivedere i livelli di fitofarmaci per tutelare la salute dell’ambiente e del cittadino. Questa la richiesta delle 16 associazioni che a dicembre lanciarono l’appello al governo

(Rinnovabili.it) – Rimane una questione delicata decidere il da farsi in merito all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. A seguito della redazione del documento presentato a dicembre dai rappresentanti di 16 associazioni tra cui AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, Firab, Federbio-UpBio, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mdc, Pro Natura-Federazione Nazionale, SIEP, Slow Food Italia, TCI, Unaapi, WWF, abbiamo oggi un pacchetto di emendamenti che mette al centro delle tematiche la salute dei cittadini e degli agricoltori, la qualità dell’ambiente e delle aree rurali oltre che la sicurezza alimentare.

 

“Il PAN (Piano d’Azione Nazionale) deve esprimere molta più determinazione nel perseguire obiettivi di sostenibilità e salubrità della produzione agroalimentare e della gestione delle risorse naturali – afferma Maria Grazia Mammuccini portavoce del tavolo delle 16 organizzazioni – . Aderiamo all’esercizio di emendarne il testo, come indicato dalla consultazione, me restiamo esigenti e vigili nella sua implementazione che coinciderà con la prossima Legislatura che auspichiamo molto più attenta e sensibile sui temi della qualità ambientale e dell’alimentazione”.

 

Per ottenere una regolamentazione chiara che metta in sicurezza suoli e popolazione le proposte di emendamento sono state incentrate elencando una serie di obiettivi strategici che, oltre a tutelare i più deboli, intendono vietare l’utilizzo di fitosanitari nelle aree non agricole, in modo che strade e parchi pubblici abitualmente frequentati dalla popolazione non rappresentino un rischio per la salute.

Al fine di tutelare anche l’acqua l’utilizzo di fitofarmaci dovrebbe comunque essere ridotto, hanno suggerito le Associazioni, tutelando così anche la biodiversità e convertendo al biologico le aree protette vietando definitivamente l’uso di pesticidi nelle aree Natura 2000. Per dare ancora maggiore forza a quanto deciso ci sarà bisogno del sostegno di un settore di ricerca forte e di un monitoraggio costante dello stato di salute delle aree e della salute delle persone.

 

“In primo luogo – affermano le organizzazioni – il Piano d’Azione Nazionale deve individuare obiettivi quantitativi di riduzione dell’impiego di pesticidi che devono essere semplici, misurabili e accompagnati da indicatori efficaci e monitorabili. Per noi le proposte prioritarie inserite nei nostri emendamenti sono quelle di portare ad almeno il 20% della Superficie Agricola Utilizzata nazionale le superfici coltivate con il metodo dell’agricoltura  biologica e biodinamica che notoriamente non fanno uso di prodotti chimici di sintesi e la riduzione di non meno dell’80% delle vendite  di prodotti fitosanitari con sostante attive classificate come pericolose per la salute umana e l’ambiente. Questi obiettivi, da raggiungere nei 5 anni di operatività del Piano, possono essere sostenuti con le risorse del prossimo periodo di programmazione della PAC ma non il contrario, non si può infatti attendere la PAC per definire gli obiettivi”.