• Articolo Vienna, 24 agosto 2018
  • Nei fiumi di tutto il mondo scorre un cocktail di farmaci

  • Creato dalla IHE Delft un modello in grado di prevedere la diluizione attuale e futura dei prodotti farmaceutici negli ecosistemi di acqua dolce

fiumi

I rifiuti farmaceutici, che finiscono nei fiumi, rappresentano un serio rischio per gli ecosistemi

(Rinnovabili.it) – La maggior parte dei fiumi mondiali è oggi la discarica privilegiata dei nostri farmaci. Nelle loro acque scorre un cocktail di analgesici, antibiotici, agenti anti-piastrinici, ormoni, farmaci psichiatrici e antistaminici che sta mettendo a serio rischio la salute della fauna selvatica. Se questa tendenza dovesse persistere, la quantità di rifiuti farmaceutici riversati nei corpi idrici potrebbe aumentare di due terzi prima del 2050. Il nuovo allarme inquinamento arriva dallo studio presentato da Francesco Bregoli, ricercatore presso la HIE Delft, alla European General Geosciences Union Assembly in corso a Vienna.

 

Il lavoro condotto dall’istituto olandese in collaborazione con il Catalan Institute for Water Research, ha messo a punto nuovo modello in grado di prevedere la diluizione attuale e futura dei prodotti farmaceutici negli ecosistemi di acqua dolce, come fiumi e laghi. E i risultati sono davvero poco incoraggianti. “Gran parte degli ecosistemi di acqua dolce è potenzialmente minacciata dall’elevata concentrazione di farmaci”, spiega Bregoli dalle pagine del Guardian. Con un consumo di prodotti farmaceutici in aumento, cresce inevitabilmente anche la contaminazione ambientale. Le molecole dei vari farmaci, una volta eliminate dall’organismo raggiungono, attraverso gli scarichi domestici, gli impianti di trattamento e la percentuale che non viene fermata a questo livello finisce nei corsi d’acqua. Molte di queste sostanze sono in grado di danneggiare gli ecosistemi, producendo dei cambiamenti negli animali o guidando l’evoluzione di batteri antibiotico resistenti.

 

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Per valutare l’entità del problema, gli scienziati hanno creato un modello d’analisi e lo hanno applicato ad un caso studio: il diclofenac. Si tratta di un anti-infiammatorio piuttosto comune sul mercato, usato sia nella medicina umana che in quella veterinaria. L’Unione Europea così come l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti hanno identificato il diclofenac come “una minaccia ambientale“. Diversi studi condotti negli ultimi decenni hanno confermato sia l’ampia diffusione della molecola a livello mondiale in ambienti di acqua dolce sia la sua potenziale tossicità nei confronti di diversi organismi come i pesci e i mitili.

 

Secondo i risultati dello studio di Bregoli e colleghi, attualmente oltre 10.000 km di fiumi in tutto il mondo hanno concentrazioni di diclofenac superiori al limite previsto nella”lista di controllo” dell’UE, ossia 100 nanogrammi per litro. Questi dati sono simili a quelli di altri prodotti farmaceutici che non riescono a essere bloccati dagli impianti di trattamento delle acque reflue. La conseguenza? Sono in parte assorbiti dagli ecosistemi fluviali e in parte indirizzati verso il mare. “Abbiamo scoperto – spiega lo scienziato – che i miglioramenti tecnologici da soli non bastano nemmeno a risanare dagli attuali livelli di concentrazione. Se non dovesse essere attuata una riduzione sostanziale del consumo, gran parte degli ecosistemi fluviali globali non sarà sufficientemente protetta”. 

 

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