• Articolo Oslo, 8 marzo 2019
  • Il più grande fondo sovrano al mondo scarica il settore petrolifero

  • Il Governo norvegese ha annunciato che il fondo sovrano norvegese disinvestirà tutte le sue partecipazioni nelle società quotate nel settore petrolifero e gli ambientalisti cantano vittoria

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A fine 2018, il fondo sovrano deteneva partecipazioni per circa 37 miliardi di dollari nel settore petrolifero

 

(Rinnovabili.it) – Il fondo sovrano norvegese disinvestirà tutte le sue partecipazioni nelle società quotate nel settore petrolifero. La decisione è del governo norvegese e pare sia dovuta principalmente a motivi finanziari, legati alla necessità di diversificare gli investimenti e non puntare più soltanto sull’industria del petrolio; ma per le associazioni ambientaliste viene vista come un duro colpo ai combustibili fossili. Il fondo sovrano è il più grande del mondo ed è alimentato dai petrodollari; la Norvegia è il più grande produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale. Come spiegato dal ministro delle Finanze Siv Jensen in una dichiarazione, la manovra ha l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità della ricchezza del paese legata a un declino permanente del prezzo del petrolio, ma non deve essere intesa come mancanza di fiducia nel futuro del settore petrolifero.

 

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Il petrolio e il gas rappresentano quasi la metà delle esportazioni della Norvegia e il 20% delle entrate dello stato. I proventi delle compagnie petrolifere e del gas statali sono collocati nel fondo sovrano, comunemente denominato “fondo petrolifero”, ma formalmente conosciuto come il “Fondo pensionistico governativo globale”, che Oslo utilizza per far tornare il proprio bilancio. A fine 2018, il fondo deteneva partecipazioni per circa 37 miliardi di dollari nel settore petrolifero, con partecipazioni significative in Shell, BP, Total ed ExxonMobil. Stando a quanto rifierito dal Ministro Jensen, la proposta di oggi riguarda $ 7,5 miliardi di quelle partecipazioni. Nessun timore o incertezza sull’attuale politica petrolifera norvegese dovuta a questa decisione che, come ribadito dal ministro delle finanze, non riflette alcuna visione specifica sul prezzo del petrolio, la redditività futura o la sostenibilità del settore petrolifero, sul quale la Norvegia continuerà a puntare per molti anni a venire.

 

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Per le organizzazioni ambientaliste e gli attivisti dei cambiamenti climatici, la posizione rappresenta una chiara vittoria, proprio nel momento in cui il mondo sta cercando di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi. Per gli ambientalisti, infatti, se la proposta passerà anche il vaglio del Parlamento, causerà un’onda d’urto sul mercato, dando il colpo più forte all’illusione che il settore dei combustibili fossili abbia ancora decenni di attività davanti a sé. “La decisione dovrebbe essere vista come una bandiera rossa per le banche private e gli investitori i cui titoli di petrolio e gas stanno diventando sempre più ad alto rischio e moralmente insostenibili”, ha commentato Yossi Cadan di 350.org, organizzazione impegnata nella lotta contro il cambiamento climatico. Oltre alle somme coinvolte, la decisione è importante anche perché le posizioni assunte dal fondo sovrano norvegese, che controlla l’1,4% della capitalizzazione di mercato globale, sono attentamente monitorate da altri investitori.

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