• Articolo Parma, 24 maggio 2012
  • Sostenibilità alimentare

    Food Waste: 1,3 mld di tonnellate di cibo sprecato

  • Ci mette in guardia dalla tendenza allarmante sugli sprechi alimentari, il position paper redatto dal Barilla Center for Food & Nutrition

(Rinnovabili.it) – Mentre un miliardo di persone lotta ogni giorno per ottenere sufficienti risorse alimentari, ben 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, ancora commestibili,  vengono gettate nella spazzatura. Una dicotomia incomprensibile già denunciata dalla  FAO in un’analisi realizzata nel 2011 e oggi ribadita dalla Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) nel suo position paper annuale “Perdite e sprechi alimentari: cause, impatti e proposte”. Secondo il documento gli sprechi alimentari “avvengono ad ogni livello della filiera agroalimentare”, determinando nel controllo del food waste uno dei maggiori punti focali della sostenibilità alimentare. Secondo il rapporto, infatti, risulta essere effettivamente disponibile al consumo finale solo il 43% dei prodotti coltivati. Basti pensare che nel 2009, solo in Italia, sono stati abbandonate nei campi circa 17,7 tonnellate di prodotti agricoli (equivalente a 3,25% della produzione totale). La quantità di cibo buttato solo nei paesi industrializzati (222 milioni di tonnellate) è equivalente a quella disponibile nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana (230 milioni di tonnellate).

Dietro queste “perdite” risiedono un numero cospicuo di concause a partire dai limiti delle tecniche di coltivazione, raccolta e conservazione e dalla mancanza di efficienti infrastrutture di trasporto e immagazzinamento. Effetti negativi sono inflitti anche dall’errato consumo sia a livello domestico che di ristorazione (soprattutto nei paesi industrializzati). Nel rapporto Barilla sottolinea come le perdite e gli sprechi alimentari determinino un impatto negativo sia a livello ambientale che economico, oltre a rappresentare un campanello d’allarme di tipo sociale. L’impatto ambientale di un alimento viene calcolato in base a tre indicatori: Carbon Footprint, Ecological FootPrint e il Water FootPrint. In base a questi tre fattori si calcola, ad esempio, che in Gran Bretagna gli sprechi alimentari siano connessi all’emissione di 25,7 milioni di tonnellate di CO2 mentre ulteriori 112,9 milioni di tonnellate vengono rilasciate negli Stati Uniti.

Nella relazione il BCFN ha individuato 7 utili raccomandazioni, poste all’attenzione di governi ed istituzioni politiche, per ridurre l’allarmante tendenza: definire in maniera univoca i termini food losses e food waste a livello internazionale; capire nel dettaglio le maggiori cause agli sprechi alimentari; (Ri)utilizzare, avviando iniziative di recupero dei prodotti sprecati non ancora eliminati; ridurre per recuperare di meno; adottare standard per la riduzione degli sprechi lungo la filiera agroalimentare a livello governativo; sviluppare accordi di filiera per una corretta programmazione dell’offerta alimentare; rendere il consumatore consapevole dello spreco e informarlo delle pratiche di acquisto sostenibili. Da parte sua il consumatore, come suggerito dal BCFN, potrebbe iniziare ad adottare abitudini utili, quali: compro il giusto, consumo tutto, non spreco nulla; conservo quindi risparmio. “L’ottimizzazione della produzione e del consumo alimentari” rappresentano quindi una delle maggiori sfide nel perseguimento di un futuro più equo e sostenibile del pianeta.