• Articolo Reston, 2 marzo 2017
  • Fracking: Oklahoma e Kansas restano ad alto rischio sismico

  • Lo afferma il Geological Survey degli Stati Uniti (USGS) nel suo secondo rapporto annuale sul rischio sismico legato alle attività umane. Nel mirino la fratturazione idraulica

Fracking: Oklahoma e Kansas restano ad alto rischio sismico

 

(Rinnovabili.it) – Nel corso del 2017 Oklahoma e Kansas potrebbero essere colpiti da forti terremoti causati dalle operazioni di fratturazione idraulica. Lo afferma il Geological Survey degli Stati Uniti (USGS) nel suo secondo rapporto annuale sul rischio sismico legato alle attività umane. Una previsione per così dire ampiamente annunciata, visto il lungo sciame sismico legato al fracking che ha accompagnato con frequenza quotidiana queste regioni ricche di idrocarburi non convenzionali negli ultimi anni.
“La buona notizia è che il rischio sismico complessivo per quest’anno è più basso che nelle previsioni per il 2016 – spiega Mark Petersen, a capo del progetto di mappatura dell’USGS – Ma nonostante questo decremento, c’è ancora una probabilità significativa di eventi sismici distruttivi negli Stati Uniti centrali e orientali”.

Fracking: Oklahoma e Kansas restano ad alto rischio sismicoL’Oklahoma oggi trema a un ritmo 600 volte maggiore di quello precedente il 2008, in media 2,5 scosse al giorno superiori ai 3 gradi di magnitudo. Il numero di terremoti del 2014-2015 è quasi pari a quello registrato per l’intero millennio precedente. E la causa è proprio il fracking: lo scarico ad altissima pressione, nel sottosuolo, delle acque usate nella procedura di fratturazione idraulica. Questi fluidi, composti da acqua, sabbia e sostanze chimiche – molte delle quali tossiche – vengono prima parzialmente risucchiati insieme al gas. Una volta recuperati gli idrocarburi, vengono poi definitivamente smaltiti in formazioni rocciose profonde.
Dopo una lunga battaglia, anche le istituzioni hanno accettato la realtà dei fatti. E sono corse ai ripari, anche se solo parzialmente: non è mai stata varata una vera e propria moratoria. A metà 2015 la governatrice dello Stato, Mary Fallin, aveva ammesso il nesso tra fracking e terremoti. Sono stati bloccati diversi siti estrattivi in concomitanza con gli eventi sismici più potenti, come quello dello scorso settembre che ha raggiunto magnitudo 5,8 con una profondità di appena 4,5 km. I pozzi sono stati inseriti nelle mappe del rischio sismico – per questo motivo l’USGS ne parla nel suo rapporto – ma nel complesso l’industria dello shale non è stata bloccata né limitata in modo consistente. Complici anche i posti di lavoro derivanti dal fracking in Oklahoma, il 25% del totale. E continua a produrre 200 milioni di barili di acque di scarico al mese, che vengono reimmessi nelle profondità della terra.

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