• Articolo Caracas, 4 marzo 2015
  • Il gas statunitense ha causato il crollo del greggio che danneggia il Paese

    In Venezuela apre la mostra “F*cking Fracking”

  • La giustificazione delle autorità: “Un titolo forte per parlare ai giovani”. Ma l’odio per il fracking non corrisponde a un vero amore per l’ambiente…

Fucking fracking in Venezuela una mostra antiamericana-

 

(Rinnovabili.it) – Lo slogan salta subito all’occhio: “F*cking fracking, fracturing the Earth”. Ma quello che sembra un testo perfetto per uno striscione da corteo è invece il titolo di una mostra organizzata dall’amministrazione di Caracas, capitale del Venezuela.

L’intento è raccontare ai visitatori tutti i rischi della fratturazione idraulica, da quelli sanitari a quelli per l’ecosistema. L’esposizione è stata inaugurata lunedì, dalle autorità distrettuali, e mescola giochi interattivi, immagini e filmati tesi ad alimentare un dibattito sull’impatto politico e ambientale del fracking.

 

Il capo del governo del distretto federale di Caracas, Ernesto Villegas, ha spiegato il perché dell’iniziativa alla televisione di Stato: «La mostra intende gettare uno sguardo educativo sui fenomeni di fratturazione idraulica, per mezzo della quale il governo e le compagnie energetiche statunitensi stanno sfruttando la nostra natura, causando danni alla crosta terrestre e anche abbattendo i prezzi del petrolio, con l’obiettivo geopolitico di danneggiare la Russia, l’Iran e il Venezuela».

Le reali intenzioni dell’amministrazione, più che negli impatti ambientali, stanno in quella critica abilmente lasciata per ultima da Villegas. E cioè il basso prezzo del petrolio. È questa la vera ragione di acredine tra il governo Maduro e Obama.

 

Fucking fracking in Venezuela una mostra antiamericana

 

Con questa operazione “culturale”, il Venezuela sta cercando unicamente di tirare un cazzotto in pancia agli Stati Uniti. Lo sviluppo verticale dello shale gas americano, infatti, ha fatto precipitare altrettanto verticalmente i prezzi dell’oro nero. Da questo giochetto gli Stati Uniti hanno guadagnato parecchio, mentre i Paesi esportatori di petrolio – come il Venezuela – hanno visto in breve tempo calare il valore della loro merce. Lo Stato sudamericano è in grave crisi a causa del boom del gas da scisti, e già alla COP20 di Lima dello scorso dicembre, il ministro degli Esteri Rafael Ramirez ne aveva dette di tutti i colori al presidente americano Obama. L’inquilino della Casa Bianca è stato accusato di devastare l’ambiente e inquinare le falde acquifere senza contare l’incremento di gas serra.

 

Che il Venezuela abbia solo preso a pretesto gli argomenti ambientalisti è chiaro anche per un altro motivo: la mostra di Caracas è stata inaugurata da Ernesto Villegas insieme a Eulogio del Pino, presidente della compagnia petrolifera nazionale Petroleos de Venezuela, e il vice ministro degli Idrocarburi e dell’Energia, Angel Gonzalez.

E se il titolo, ammette Villegas, forse «non è proprio ortodosso», sottolinea che il governo ha voluto mantenerlo per rivolgersi ai giovani. Così forse potranno «prendere coscienza di ciò che sta accadendo a causa di questa tecnologia».

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