• Articolo Fukushima, 9 marzo 2017
  • Fukushima, 6 anni dopo: radiazioni record e spese doppie

  • Il marchio lasciato dal disastro nucleare di Fukushima è indelebile. Una certezza che cresce di anno in anno, di anniversario in anniversario

Fukushima, 6 anni dopo: radiazioni record e spese doppie

 

(Rinnovabili.it) – E’ indelebile il marchio lasciato dal disastro nucleare di Fukushima. Una certezza che cresce di anno in anno, di anniversario in anniversario. L’incidente dell’11 marzo 2011 fu una combo di terremoto e tsunami, che originò la fusione dei noccioli di tre reattori della centrale. Venne rilasciata una tale radioattività che l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) classificò l’incidente al livello 7, il massimo, raggiunto solo da Chernobyl. Fu contaminato il suolo in un’area di 600 chilometri attorno alla centrale, e il mare registrò livelli di radioattività fino a 50 volte sopra i limiti di sicurezza. A causa del terremoto e dello tsunami morirono 19.000 persone, 150.000 gli sfollati.
Oggi pochi hanno fatto ritorno, l’impianto è tutt’altro che messo in sicurezza, il decommissioning stiracchia i tempi e aumenta i costi frantumando ogni scadenza, ogni previsione. Oggi sappiamo che non si potrà parlare di disattivazione prima del 2025, ma probabilmente anche più avanti. Per il completo smantellamento dell’impianto serviranno ancora 40 anni almeno.

 

Uno Scorpione per Fukushima

Fukushima, 6 anni dopo: radiazioni record e spese doppieAlla fine di gennaio la Tepco, la società che gestisce l’impianto, ha annunciato di aver finalmente individuato tracce del combustibile nucleare esausto. Un passo avanti importante, perché può accelerare la messa in sicurezza e le operazioni di smantellamento dell’impianto. Fino a quel momento c’erano stati solo ritardi, anche perché buona parte dei noccioli fusi aveva attraversando i vessel (i contenitori d’acciaio a pressione) ed era scesa nella parte bassa della struttura di contenimento. Per recuperarli, Tepco ha inviato per la seconda volta un robottino. Tentativo che è fallito esattamente come il primo, nell’aprile del 2015.
Ribattezzato Sasori (scorpione), aveva il compito di valutare più approfonditamente i danni alla struttura, il combustibile, la contaminazione e le temperature. Ma dopo appena due ore, le due telecamere sono andate fuori uso a causa delle radiazioni troppo elevate. Era una macchina creata appositamente per Fukushima. Ora è probabile che servirà una tecnologia ancora più avanzata per riuscire a portare a termine anche solo la ricognizione preliminare.

 

Radiazioni record

Missione fallita sotto tutti i punti di vista, ma “sacrificandosi” un piccolo risultato l’ha comunque portato a casa. E certo non è una buona notizia: i livelli di contaminazione sono più alti del previsto. Secondo l’analisi del rumore delle immagini trasmesse, la radiazione nel vaso di contenimento primario è di circa 650 Sievert all’ora. La sonda che aveva individuato il nocciolo fuso poche settimane prima aveva già rivisto al rialzo i valori, registrando 530 Sievert. Immediatamente dopo il disastro, nel 2011, le radiazioni era state valutate in 73 sievert per ora. Una dose di 4 sievert è mortale nel 50% dei casi, mentre una di 6 sievert uccide qualsiasi essere vivente nel giro di poche settimane.
Radiazioni che destano preoccupazione non soltanto a ridosso dell’impianto. Il governo sarebbe pronto a ritirare l’ordine di evacuazione per la cittadina di Iitate, circa 40 km a nord di Fukushima, il prossimo 31 marzo: questo significa riconoscere alla zona nuovamente la condizione di abitabilità e iniziare già da luglio 2017 i lavori di preparazione per il ricollocamento. Per le autorità l’area è sicura, ma un’indagine di Greenpeace rivela che gli abitanti sarebbero sottoposti all’equivalente di una radiografia toracica a settimana, per il resto della loro vita. Un rischio radiologico ritenuto inaccettabile.

 

Fukushima, 6 anni dopo: radiazioni record e spese doppie

 

Il ‘muro di ghiaccio’ ha fallito

Il sesto anniversario del disastro nucleare segna anche il fallimento del famoso ‘muro di ghiaccio’, la soluzione escogitata da Tepco per contenere l’inquinamento radioattivo del mare. L’obiettivo era evitare l’accumulo di altra acqua radioattiva nei sotterranei dei reattori, acqua che si può fare facilmente strada attraverso il sistema di drenaggio dell’edificio e riversarsi nell’Oceano Pacifico con conseguenze devastanti.
Lo scorso luglio l’azienda ha ammesso che la contaminazione continua nonostante la barriera ghiacciata attorno ai quattro reattori della centrale di Fukushima 1. Sono stati piantati nel terreno oltre 1.500 tubi alla profondità di circa 30 metri. La barriera sotterranea circonda i reattori danneggiati, mentre all’interno dei tubi viene fatta passare una soluzione salina a -30 °C, che ha il compito di congelare il terreno tutto intorno e contenere oltre 60mila tonnellate di acqua contaminata. Ma la barriera ha continue perdite e di fatto serve a poco o nulla.

 

I costi raddoppiano

Problemi e intoppi hanno portato il costo per il decommissioning a lievitare enormemente. Il ministero del Commercio, nel 2013, aveva stimato l’esborso totale a 92 miliardi. Ma a fine novembre le autorità sono state costrette ad ammettere: il costo delle compensazioni e della messa in sicurezza dell’impianto è raddoppiato rispetto alle stime precedenti, superando i 20mila miliardi di yen (quasi 170 miliardi di euro). E non è ancora stata fornita una stima ufficiale del costo del decommissioning vero e proprio. Somme astronomiche che pagheranno con tutta probabilità i giapponesi nella bolletta della luce, mentre il governo sta pensando di suddividere la Tepco in due: la ‘good company’ continuerebbe le sue operazioni, mentre alla ‘bad company’ verrebbero addossate tutte le spese.

19 Commenti

  1. paolo mazzucco
    Posted marzo 10, 2017 at 3:40 pm

    Meno male che da noi hanno tolto il nucleare………

  2. UVR
    Posted marzo 22, 2017 at 6:51 pm

    Come mai in Italia hanno fermato il nucleare (dopo Chernobil) mentre Francia, Germania, Spagna, Olanda , Svizzera, Svezia, USA, Russia, Cina, India, Giappone etc. non hanno dato tanto peso all’incidente (pur grave)? Non sarà che il nucleare non è attraente per l’importazione (il combustibile incide per meno del 5% sul costo di produzione) mentre il gas muove tanti e grossi interessi? Come è noto, l’Italia è un paese di poeti, navigatori ed importatori.
    UVR

  3. p g
    Posted marzo 22, 2017 at 7:07 pm

    I disastri di questo tipo non hanno confini; che importanza può l’avere o non avere il nucleare, nessuno può
    stare tranquillo

  4. Fulvio
    Posted marzo 23, 2017 at 9:28 am

    Associare la morte di 19.000 persone all’incidente nucleare è, oltre che palesemente FALSO, anche intellettualmente disonesto.

    Alla fine della prima sezione: “Morirono 19.000 persone, 150.000 gli sfollati.”, in grassetto.

    • Marco De Pellegrin
      Posted marzo 23, 2017 at 11:59 am

      Il numero di morti a causa del disastro nucleare di Chernobyl del 1986 e’ oggi stimato in 1.400.000 (unmilionequattrocentomila) pesone – e certamente si tratta di una stima per difetto. Tale numero tiene conto della enormemente incrementata incidenza di alcuni tumori -tipici da effetto di radiazioni ionizzanti- in Europa. Solo le morti dei “Liquidatori” del Esercito della ex Unione Sovietica, grazie al cui sacrificio, e’ bene ricordare, esiste ancora vita umana in Europa, assomma a ben oltre 100.000.

    • Stefano
      Posted marzo 24, 2017 at 10:05 pm

      E dove sarebbe l’associazione tra incidente nucleare e vittime? Certo che a volte la disonestà intellettuale sta nell’occhio di chi legge…

  5. Paolo Curti
    Posted marzo 23, 2017 at 9:28 am

    L’articolo contiene una grossa falsità: 19.000 morti (16.000 secondo altre “fonti”). NON CE N’E’ STATO NEANCHE UNO, a differenza di Chernobil: tutti i defunti sono dovuti allo tsunami, di cui qualcuno direttamente al terremoto.
    Ciò non toglie che l’incidente è stato molto grave, con conseguenze ancora presenti: ma la gestione, anche se criticabile, è stata improntata alla sicurezza degli operatori e della cittadinanza, e sarà utile per migliorare e riorganizzare l’esercizio degli impianti esistenti e dei molti in costruzione.

    • Emanuele Incerti
      Posted marzo 24, 2017 at 6:41 pm

      E nessuno dice il contrario

    • Laura
      Posted marzo 24, 2017 at 10:17 pm

      Ma invece di usare il maiuscolo per far credere di avere proprio ragione non si potrebbe semplicemente leggere quello che c’è scritto?

  6. Catanzariti Antonio
    Posted marzo 23, 2017 at 11:40 am

    Quale distanza dai cofini Italiani dalle centrali in produzione in Francia-Svizzera. Slovenia? Forse c’è poco da stare tranquilli anche noi senza voler creare panico ma solo richiamare grande attenzione a manutenzione accursta e attenta , attenzione alla qualità del fattore umano e alla confidenza col pericolo.

  7. Prof. Ettore Ruberti
    Posted marzo 23, 2017 at 11:47 am

    Nell’articolo sono scritte parecchie inesattezze. In particolare: 1) i dati concernenti la contaminazione radioattiva sono falsi. E’ sufficiente consultare i siti dell’AIEA, dell’OMS e del WHO per rendersene conto; 2) i morti e dispersi dovuti allo tsunami, allo scoppio di una diga, all’esplosione di due centrali turbogas ed all’incendio di una raffineria (ricordate il fumo nero che mostravano i telegiornali con la sovrascritta “incubo nucleare”), sono attribuiti alle radiazioni. Nel corso dell’evento nelle centrali morirono tre addetti: uno per infarto, il secondo per annegamento, il terzo perché fu ucciso da tubi d’acciaio che gli caddero addosso; 3) il dato concernente la radioattività marina, peraltro scritto anche in modo inesatto, è completamente falso: concerne il riversamento in mare, causato in gran parte per gli errori grossolani della TEPCO (ossia la società che gestisce gli impianti), la quantità di liquidi radioattivi corrisponde a quella riversata ogni anno a Southampton (il cosiddetto dumping). Ossia 60mila tonnellate di acqua. Considerando che espressi in volume sono 60mila metri di acqua, se divisi in contenitori di 2m di altezza occuperebbero non molto di più di 3 ettari. Per confronto l’Oceano Pacifico occupa un terzo del Pianeta come superficie ed ha una profondità media di 4000 metri. Inoltre, il materiale radioattivo disperso nel Pacifico in seguito all’evento ammonta a 20mila miliardi di Bq.
    Per quanto i danni nei pressi delle coste della regione di Fukushima siano significativi, e dove le perdite continue impediscono la pesca e l’allevamento, l’acqua radioattiva si disperde nell’oceano Pacifico, l’aumento di radioattività nell’oceano è trascurabile ed inferiore alla radioattività del carbonio 14 e potassio 40 naturalmente presenti in mare. Anche considerando solo la regione in prossimità delle coste della Prefettura di Fukushima, le perdite dei reattori ammontano a meno di una parte su 100mila della radioattività presente. Se comprendiamo l’intero Oceano Pacifico, la radioattività aggiunta costituisce meno di un100 milionesimo del totale.
    Ritengo pertanto che sarebbe auspicabile un maggior controllo di quanto pubblicate.

    • stefania
      Posted marzo 24, 2017 at 2:31 pm

      Speriamo di poter rispondere ai suoi dubbi nella maniera più esaustiva possibile:

      1) I dati sulla contaminazione riportati nell’articolo sono stati rilevati e pubblicati dalla TEPCO. A questi stessi dati si rifanno anche i rapporti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS, o World Health Organization, WHO in inglese, stesso ente) http://www.who.int/topics/accidents_radiation/faqs-fukushima-5years/fr/, e sono da considerare ufficiali.
      Nel caso in cui erroneamente si stesse riferendo alla classificazione INES, l’unico dato su cui potrebbe sembrare, a una lettura superficiale dei rapporti ufficiali, che esista una qualche discrepanza con quanto riportato nell’articolo, le ricordiamo che le autorità giapponesi (nello specifico la NISA, Nuclear and Industrial Safety Agency, che comunica poi le sue valutazioni all’IAEA) avevano inizialmente valutato l’incidente come di livello 4 secondo l’International Nuclear Event Scale (INES). In seguito è stato alzato prima a livello 5 e poi a livello 7. Ciascun reattore è stato classificato separatamente. I reattori 1, 2 e 3 di Fukushima-Daiichi sono stati classificati di livello 5, il reattore 4 di livello 3. Sempre di livello 3 sono stati classificati i reattori 1, 2 e 4 di Fukushima-Daini. La situazione nel suo complesso è stata classificata di livello 7.

      2) I numeri citati relativamente ai decessi sono ovviamente dovuti al terremoto e, soprattutto, allo tsunami. Infatti non è stato istituito alcun collegamento, nell’articolo, tra la radioattività rilasciata e i 19.000 decessi. Abbiamo provveduto a integrare l’articolo in modo da eliminare ogni dubbio al riguardo.

      3) E’ pacifico che la radiazione si disperda nell’oceano, arrivando quindi, col tempo, a livelli estremamente bassi. Ciò non accade invece per le specie marine, dove la radiazione si accumula. Il dato dell’articolo si riferisce ad analisi svolte presso laboratori francesi e belgi nel maggio 2011 su alcuni campioni di specie marine prelevate in loco, e relativo a iodio-131 e cesio-137. Per quanto riguarda lo iodio-131, le analisi hanno rilevato dosi di 127.000 Becquerels per kg in alcune specie di alghe, laddove le norme nipponiche pongono il limite massimo a 2.000 Becquerels.

      La Redazione

  8. Marco De Pellegrin
    Posted marzo 23, 2017 at 12:33 pm

    La truffa perpetrata da parte dei lobbisti pro-nucleare in danno alla popolazione consiste nel confondere –piu’ o meno abilmente- i dati numerici relativi alla radiazione “esterna” (quella ad es. cui siamo soggetti durante una Rx del torace o un volo intercontinentale) con quelli riguardanti la irradiazione “interna”. Quest’ultima si determina quando ingeriamo o respiriamo particelle radioattive: l’irradiamento avviene direttamente, costantemente ed eternamente (da una distanza praticamente uguale a zero) sulla “sfera” individuata dalle cellule del nostro corpo poste in adiacenza all’emettitore. Inglobare nell’organismo particelle anche nanometriche di un alfa-emettitore o di un beta-emettitore, praticamente innocui come sorgenti di radiazione esterna, comporta la quasi certezza, nei 20 anni successivi, dell’insorgere del tumore. Ma una fotografia vale piu’ di mille parole – ESEMPIO, “Particle of Plutonium in Lung Tissue” : http://nonuclear.se/deltredici.d5.particl.of.pu.html

  9. franco
    Posted marzo 23, 2017 at 6:23 pm

    Ho studiato ubìn po’ di nucleare moltianni fa e non ricordo molto, tuttavia vorrei far presente un concetto fondamentale: le radiazioni sono la conseguenza del decadimento di molti diversi elementi. non una sola cosa. I diversi elementi chimici si comportano in modo diverso, vengono usualmente identificati in base al “tempo di dimezzamento” il tempo in cui cioè leradiazioni si riducono alla metà.
    Gli elementi molto radiattivi sono molto pericolosi,ma per un breve tempo
    Gli elementi conlunghitempi di dimezzamento sono poco radiattivi per tempi molto lunghi,sono quindi poco pericolosi.
    Quelli più pericolosi sono quelli che hanno tempi di dimezzamento paragonabili alla vita umana,molto attivi per un relativamente lungo tempo.
    Questo spiega il comportamento apparentemente bizzarro dei tecnici che disattivanouna centrale nucleare.
    Sono cose chenessuno insegna equindi nessuno conosce, sarebbe utile che qualcuno scrivesse una serie di articoli che spieghinoiconcettidi base e leunità dimisura della radioattività (io nonnesonopiùin grado)
    franco,

  10. Alessandro
    Posted marzo 23, 2017 at 7:56 pm

    Ringrazio il Prof. Ettore Ruberti per il chiarimento ad un articolo che sembrava scritto più da un ecologista militante che da un tecnico. Nessuno nega le problematiche conseguenti all’incidente di Fukushima ma sarebbe necessario riportare i fatti nella loro realtà senza cercare la sensazionalità della notizia, lasciando ai giornalisti da strapazzo, che purtroppo sono molto numerosi in Italia, tale compito. Un maggiore equilibrio nel diffondere le notizie sicuramente non guasterebbe.

    • Albi
      Posted marzo 24, 2017 at 10:32 pm

      Quindi fammi capire, Alessà: secondo te chi come me è un ecologista militante e lo rivendica con massimo orgoglio non si basa su dati? Non legge gli studi scientifici? Ti svelo un segreto: siamo tutt* militanti *proprio* perché guardiamo i dati veri

  11. danilo
    Posted marzo 23, 2017 at 9:26 pm

    Bene! Allora basta con questi allarmismi che fanno gli interessi dei produttori di gas: organizziamo voli charter per approfittare delle salubri acque di Fukushima e fare immersioni nella zona, la spa aperta per l’occasione potrebbe offrire bagnl turco con vapori autoilkuminanti ed inalazioni, toccasana per i fortunati che li aspirano, niente più raffreddori a Fukushima! !!

  12. MaxGaspa
    Posted marzo 23, 2017 at 10:09 pm

    Mi unisco ai ringraziamenti al Prof. Ruberti. L’articolo e’ semplicemente superficiale. Purtroppo c’e’ anche un lato negativo nel diffuso utilizzo di Internet. Tutti credono di poter dire la loro su argomenti che non conoscono o semplicemente anche senza aver nulla da dire.

  13. La Redazione
    Posted marzo 24, 2017 at 6:38 pm

    Speriamo di poter rispondere ai dubbi di Ettore Ruberti, Alessandro e MaxGaspa nella maniera più esaustiva possibile:

    1) I dati sulla contaminazione riportati nell’articolo sono stati rilevati e pubblicati dalla TEPCO. A questi stessi dati si rifanno anche i rapporti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS, o World Health Organization, WHO in inglese, stesso ente) http://www.who.int/topics/accidents_radiation/faqs-fukushima-5years/fr/, e sono da considerare ufficiali.
    Nel caso in cui erroneamente si stesse riferendo alla classificazione INES, l’unico dato su cui potrebbe sembrare, a una lettura superficiale dei rapporti ufficiali, che esista una qualche discrepanza con quanto riportato nell’articolo, le ricordiamo che le autorità giapponesi (nello specifico la NISA, Nuclear and Industrial Safety Agency, che comunica poi le sue valutazioni all’IAEA) avevano inizialmente valutato l’incidente come di livello 4 secondo l’International Nuclear Event Scale (INES). In seguito è stato alzato prima a livello 5 e poi a livello 7. Ciascun reattore è stato classificato separatamente. I reattori 1, 2 e 3 di Fukushima-Daiichi sono stati classificati di livello 5, il reattore 4 di livello 3. Sempre di livello 3 sono stati classificati i reattori 1, 2 e 4 di Fukushima-Daini. La situazione nel suo complesso è stata classificata di livello 7.

    2) I numeri citati relativamente ai decessi sono ovviamente dovuti al terremoto e, soprattutto, allo tsunami. Infatti non è stato istituito alcun collegamento, nell’articolo, tra la radioattività rilasciata e i 19.000 decessi. Abbiamo provveduto a integrare l’articolo in modo da eliminare ogni dubbio al riguardo.

    3) E’ pacifico che la radiazione si disperda nell’oceano, arrivando quindi, col tempo, a livelli estremamente bassi. Ciò non accade invece per le specie marine, dove la radiazione si accumula. Il dato dell’articolo si riferisce ad analisi svolte presso laboratori francesi e belgi nel maggio 2011 su alcuni campioni di specie marine prelevate in loco, e relativo a iodio-131 e cesio-137. Per quanto riguarda lo iodio-131, le analisi hanno rilevato dosi di 127.000 Becquerels per kg in alcune specie di alghe, laddove le norme nipponiche pongono il limite massimo a 2.000 Becquerels.

    La Redazione

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