• Articolo Osaka, 11 marzo 2012
  • Dal nostro inviato

    Fukushima a un anno dal terrore

  • Un anno fa accadeva uno dei disastri nucleari più devastanti della storia del pianeta, l’evento che ha aperto gli occhi anche ai più motivati sostenitori dell’atomo e che ha segnato, a quanto pare, l’inesorabile declino di quella tecnologia

Anche dopo un anno, gli accadimenti del marzo 2011 sono ancora vividi nella memoria dei giapponesi.

Oggi sono previste una gran quantità di eventi di commemorazione e manifestazioni in tutto il Giappone. Tra queste ci sono anche proteste e attività divulgative contro il nucleare, ma meno di quante ci si aspetterebbe. Il problema delle radiazioni sembra preoccupare i giapponesi meno del resto del mondo, ma la fiducia nel governo è al minimo.

La maggior parte dei messaggi che si vedono in questi giorni nelle città sono parole di solidarietà, rivolte soprattutto alle decine di migliaia di evacuati che ancora non possono tornare nelle loro case perché distrutte o all’interno dell’area vietata vicino a Fukushima Dai-ichi. La parola chiave di questi giorni è “kizuna”, ovvero “legame”, il cui ideogramma è stato scelto per rappresentare l’anno 2011.

Il dibattito sul nucleare è tuttora acceso. In risposta a coloro che chiedono lo smantellamento totale di tutte le centrali, altri rispondono che senza di esse non è possibile soddisfare il fabbisogno energetico della nazione. Attualmente solo 2 delle 54 centrali nucleari giapponesi sono attive, e questo potrebbe rappresentare un problema anche nella prossima estate, in cui il consumo di elettricità cresce notevolmente. Il governo sta intensificando gli investimenti e gli incentivi nelle energie rinnovabili, ma il percorso verso una completa sostituzione dell’atomo sembra ancora lungo e difficile.