• Articolo Roma, 21 novembre 2019
  • Giornata nazionale degli alberi, parola d’ordine: buona gestione

  • In occasione della Giornata nazionale degli alberi, Legambiente piantumerà oltre 3.500 piante e dal Parlamento arriva un progetto di legge per la realizzazione entro il 2030 di dieci mila ettari di nuovi boschi, sistemi verdi e forestazione urbana.

Giornata nazionale degli alberi: si puntano i riflettori sul rischio per la salute e l’ambiente che deriva dall’estinzione degli alberi.

 

(Rinnovabili.it) – Oggi si celebra la Giornata nazionale degli alberi, istituita dal Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di promuovere la tutela dell’ambiente, la riduzione dell’inquinamento e la valorizzazione delle foreste. Per l’occasione, Legambiente inaugura la 25° edizione della Festa dell’Albero, impegnandosi attivamente nella piantumazione di nuovi alberi nei giardini pubblici, nei cortili delle scuole e negli angoli meno verdi delle città.

 

Quest’anno, la Festa dell’Albero di Legambiente è accompagnata dallo slogan “Un albero per il clima – #ChangeClimateChange”, al fine di promuovere i circa 500 appuntamenti in tutta Italia che vedranno la piantumazione simbolica di nuovi alberi, specie nelle zone della penisola più colpite da eventi estremi o danneggiate dalle fiamme, portando un messaggio di impegno collettivo per mitigare gli effetti della crisi climatica, valorizzare la biodiversità, proteggere il suolo dal dissesto idrogeologico e migliorare la qualità dell’aria.

 

All’appello di Legambiente hanno risposto 3.000 classi con il coinvolgimento di oltre 60mila studenti e la piantumazione di oltre 3.500 piante. Le classi condivideranno sui social le immagini degli alberi piantati, il nome dato dalla classe, la specie di appartenenza, la localizzazione e una dedica sul perché si è deciso di piantarlo, utilizzando gli hashtag #changeclimatechange #FestadellAlbero.

 

Per inaugurare la Festa dell’Albero, Legambiente ha scelto l’area del Vesuvio con la piantumazione di 300 alberi tra lecci, querce e corbezzoli, per risanare un territorio colpito dai pesanti incendi del 2017, che ha mandato in fumo oltre tremila ettari di grande valore naturalistico. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Ente Parco nazionale del Vesuvio e il Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Caserta. Giovedì 28 novembre, invece, la Festa dell’Albero si concluderà a Pantelleria, con l’iniziativa “10mila alberi per Pantelleria”, mettendo a dimora 1.250 piante a Montagna Grande, colpita da un grave incendio nel 2016. Promotore del progetto è stato il Comitato Parchi per Kyoto, onlus costituita da Federparchi-Europarc Italia, Kyoto Club e Legambiente.

 

“Quest’anno con la nostra storica campagna vogliamo dare un contributo concreto all’appello lanciato dalla Comunità Laudato Si, sottoscritto anche dalla nostra associazione, di piantare 60 milioni di nuovi alberi nel nostro Paese per combattere la crisi climatica”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

 

 

 

 

 

ALBERI E SALUTE

 

Piantare alberi, infatti, non è solo una questione estetica, ma riguarda soprattutto la qualità di vita delle persone. Le piante e le zone verdi aiutano, ad esempio, ad abbassare la temperatura dell’aria dai 2°C agli 8°C, a ridurre l’utilizzo del condizionatore del 30% e far risparmiare dal 20% al 50% sui costi per il riscaldamento. Soprattutto, però, contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria: un albero può assorbire mediamente fino a 20 kg di CO2 all’anno e i grandi alberi, all’interno delle aree urbane, sono eccellenti filtri di agenti inquinanti; un ettaro di bosco, invece, può assorbire fino a 5 tonnellate di CO2 all’anno.

 

L’importanza degli alberi per la salute è stata sottolineata anche da un recente studio dell’Istituto per la Salute Globale di Barcellona (ISGlobal), secondo cui gli abitanti delle città tendono a vivere più a lungo se si trovano in quartieri con più alberi. “Più spazio verde è meglio per la salute”, ha dichiarato a Reuters Mark Nieuwenhuijsen, urbanista e direttore dell’iniziativa, “le persone vivono effettivamente più a lungo se c’è più spazio verde intorno”.

 

La ricerca, che ha coinvolto più di otto milioni di persone in sette paesi dalla Cina al Canada, è stata la più approfondita mai condotta sull’argomento. Utilizzando immagini satellitari, le zone delle città sono state classificate dai ricercatori a seconda della vicinanza alla vegetazione (alberi, erba e arbusti), producendo così un indice di vegetazione a differenza normalizzata (normalized difference vegetation index, NDVI). Lo studio, pubblicato su The Lancet Planetary Health, ha rilevato che un aumento del 10% nel verde ha portato a una riduzione media del 4% di mortalità prematura. “Alberi, prati, zone umide e altri spazi verdi sono fondamentali per preparare le nostre città agli impatti del cambiamento del clima globale, riducendo i rischi di inondazioni, abbassano le temperature e migliorano la qualità dell’aria”, ha dichiarato Nieuwenhuijsen.

 

 

ALBERI A RISCHIO ESTINZIONE

 

In tutta Europa, dalla Svezia a Malta, il regno vegetale lotta per affrontare una crisi che sta portando più della metà degli alberi autoctoni sull’orlo dell’estinzione. Il sorbo, l’ippocastano, il peccio e il frassino maggiore sono solo alcune delle 454 specie che rischiano di scomparire. La Lista Rossa degli Alberi Europei introduce un dato sostanziale: la prima minaccia di scomparsa risulta essere la proliferazione di specie non autoctone invasive.

 

Per queste ragioni, in occasione della Giornata nazionale degli alberi, il Parco Natura Viva mette sotto i riflettori il caso dell’ippocastano, diffuso in Italia fino ai 1200 metri e che oggi sopravvive con una popolazione totale inferiore ai 10 mila esemplari, soprattutto a causa della Cameraria ohridella, un lepidottero di provenienza sconosciuta che scava profonde gallerie nella lamina fogliare, provocando il disseccamento dell’intera pianta. Stessa sorte tocca al frassino maggiore, anch’esso diffuso in tutta Italia, minacciato da un fungo che da solo causa la mortalità del 75% degli esemplari di questo albero. “Come accade per gli animali, anche per gli alberi vale una parola d’ordine: mitigare l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi”, afferma Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva.

 

Per tali ragioni, di buon auspicio appare il progetto di legge, depositato proprio alla vigilia della Giornata nazionale degli alberi, per la realizzazione entro il 2030 di dieci mila ettari di nuovi boschi, sistemi verdi e forestazione urbana, per contribuire all’abbattimento dell’inquinamento, contrastare i cambiamenti climatici, incentivare la biodiversità e migliorare la qualità della vita.

 

“Un’idea che non nasce certo oggi, ma che è il frutto di un lungo lavoro di confronto e ascolto con esperti del settore”, spiega il consigliere regionale Matteo Piloni, primo firmatario del documento. “Con il nostro progetto di legge incentiviamo la realizzazione e la manutenzione dei sistemi verdi tramite il pagamento dei servizi ecosistemici forniti sul territorio, attraverso un fondo di 20 milioni di euro per un programma, almeno quinquennale, che sostenga interventi promossi dagli enti locali e dagli operatori del settore agricolo”.

 

 

LA SITUAZIONE ITALIANA

 

Ma qual è, attualmente, la situazione dei boschi italiani? Di fatto, i dati ci dicono che i boschi italiani sono in continua espansione. Dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi, la superficie forestale italiana è triplicata, passando da circa 4 milioni di ettari di boschi a più di 11 milioni. Solo nell’ultimo decennio la superficie forestale italiana è aumentata del 5,8%.

 

Secondo i dati del Forest Stewardship Council (FSC), l’88% di queste aree è al giorno d’oggi antropizzata e di origine semi-naturale. I paesaggi forestali italiani, infatti, per la maggior parte sono stati modellati dall’uomo nel corso dei secoli. Non a caso, il 63% dei boschi italiani risulta di proprietà privata, individuale o familiare. Il restante 34% dei boschi è invece di proprietà pubblica, molto spesso di organi territoriali come i Comuni. Solo il 3% dei boschi italiani non ha proprietario o esso risulta sconosciuto.

 

La gestione attiva è, oggi, l’unico strumento capace di mitigare gli effetti derivanti dai cambiamenti climatici, dall’instabilità idrogeologica, agli incendi e alla diffusione di patogeni e di specie invasive. I boschi ricoprono ormai circa il 40% del territorio italiano, ma solo una minima parte è sottoposta ad adeguate azioni di gestione: questo abbandono è un’occasione mancata di sviluppo che ci porta ad essere esposti a rischi sempre maggiori a causa del dissesto idrogeologico e degli incendi.

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