• Articolo Roma, 5 febbraio 2018
  • Giornata nazionale contro lo spreco alimentare: 5 soluzioni da replicare

  • Dal frigorifero sociale alla Spesa in dono, una veloce carrellata di buone pratiche attivate dai comuni più virtuosi per contrastare lo spreco di cibo

spreco alimentare

 

Il 5 febbraio si celebra la giornata nazionale contro lo spreco alimentare

(Rinnovabili.it) – Il settore alimentare ospita uno dei più grandi paradossi dei tempi moderni: oltre 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, mentre dall’altra parte del pianeta si butta ben un terzo del cibo prodotto, di cui l’80% perfettamente commestibile. Dati che è bene tenere a mente soprattutto oggi, Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. L’evento, giunto al suo quinto anno, offre per la prima volta in questo 2018 la fotografia reale del rapporto che gli italiani hanno con il cibo. Una fotografia che ci dice come, nella patria della “buona alimentazione”, la parola rifiuto sia fin troppo diffusa.

Secondo i dati rilevato dal progetto Reduce (avviato dal Minambiente con l’università di Bologna e un partenariato di atenei italiani) ogni giorno, fra ciò che rimane nel piatto e quello che lasciamo scadere in dispensa, buttiamo via ben 100 grammi di cibo a testa: una quota che moltiplicata per 365 giorni ci porta a 36,92 kg di alimenti finiti nella pattumiera, per un costo di 250 euro l’anno. Non è solo un problema “familiare”. Lo spreco alimentare arriva anche dalle mense scolastiche (quasi 1/3 dei pasti viene gettato) e dalla grande distribuzione (2,89 kg/anno di rifiuti alimentari per abitante). È vero, i dati risultano in diminuzione rispetto quanto stimato negli anni passati, ma la strada verso la risoluzione del problema appare lunga. Per operare un’inversione di tendenza è necessario combattere ai diversi livelli.

 

Accanto all’azione di sensibilizzazione del grande pubblico – elemento centrale della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare – molti comuni italiani hanno avviato, in questi anni, progetti concreti di educazione alimentare e buone pratiche. Esempi replicabili e dai risultati tangibili come i ‘frigoriferi sociali’, la ‘Spesa in dono’, o gli sconti sulla Tari per i supermercati che donano i generi alimentari eccedenti.

Ne abbiamo scelti cinque tra i tanti messi in campo:

 

 

1.FRIGORIFERI SOCIALI È all’insegna del foodsharing il progetto dei frigoriferi sociali avviato a Bari. L’iniziativa, ideata dall’associazione Kenda Onlus in collaborazione con il Comune stesso, prevede di condividere il cibo in eccesso da parte di ristoranti e supermercati donandoli a chi non può permettersi di far la spesa tutti i giorni. Gli alimenti sono conferiti in sette refrigeratori, ognuno collocato in diversi punti della città, sistemati in spazi protetti ma accessibili a chiunque voglia lasciare o ritirare cibo.

 

2.SCONTO SULLA TARI I comuni toscani Borgo di San Lorenzo (Firenze) e Capannori (Lucca) hanno deciso di incentivare la riduzione dello spreco alimentare prevedendo agevolazioni per tutti quegli esercizi commerciali del settore (ristoranti, alimentari, bar, pasticcerie), che in via continuativa devolvano, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari, prodotti alimentari derivanti dalla propria attività per scopi assistenziali, ai fini della ridistribuzione a soggetti bisognosi. Si legge sul sito di Capannori “Le attività che doneranno almeno una quantità minima annua di prodotti alimentari non inferiore ai 3 Kg per metro quadrato di superficie complessiva dell’utenza, potranno usufruire dello sconto del 10% sulla parte variabile della tariffa dei rifiuti”.

 

3.MENSE SCOLASTICHE VIRTUOSE Il comune di Cremona ha deciso di puntare alle mense scolastiche sia migliorando l’organizzazione e la gestione interna del servizio mensa, che attraverso percorsi educativi. Questo ha comportato un monitoraggio continuo dell’approvvigionamento dei prodotti alimentari, destinati alle cucine delle scuole, modificando anche le tempistiche degli ordinativi di materie prime alimentari (da ordini mensili si è passati a settimanali e in alcuni casi anche giornalieri). Ciò ha consentito una migliore aderenza alle reali necessità di cibo in termini quantitativi e qualitativi, evitando scarti. Gli eventuali avanzi vengono da qualche anno donati ai volontari dell’A.P.A.C. onlus (Associazione Protezione Animali Cremona Onlus), dietro regolare richiesta, trovando così una nuova utile destinazione.

 

4.ECO-RICETTE È c’è chi come il Comune di Cisterna (latina) ha ospitato il progetto FA-RI (Famiglia Riutilizza) promosso dall’Istituto per la Famiglia Onlus e finanziato dalla Regione Lazio. Attraverso una serie di incontri aperti a famiglie, ma anche studenti e insegnanti dell’Istituto Superiore Campus dei Licei Ramadù di Cisterna, lo chef Roberto Rosati ha spiegato come utilizzare gli avanzi alimentari, su come si possano riutilizzare e conservare più a lungo mantenendo intatti il gusto e le qualità nutrizionali.

 

 

5.LA SPESA IN DONO L’Emilia Romagna ha aperto sul suo territorio gli empori solidali, piccoli supermercati nati grazie alla collaborazione tra associazioni, enti locali e cittadini volontari, offrendo la possibilità di fare la spesa gratuitamente, secondo il proprio fabbisogno. La prima città emiliano romagnola a proporre questo modello fu, nel 2010, Parma, oggi se ne contano 16 attivi e altri sei in via di apertura. I prodotti donati gratuitamente all’interno degli empori provengono dal fondo di aiuti europei agli indigenti FEAD, dal Banco Alimentare così come dal recupero dalla grande distribuzione organizzata e da piccoli produttori.

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