• Articolo Manila, 4 maggio 2015
  • Global Warming: limitare il riscaldamento a 2°C non basta

  • I 20 stati che compongono il Climate Vulnerable Forum esortano l’ONU a riconsiderare l’attuale obiettivo dei 2 °C nella lotta ai cambiamenti climatici

Global Warming: limitare il riscaldamento a 2°C non basta

 

(Rinnovabili.it) – Il limite d’aumento della temperatura terrestre a due gradi centigradi non è sufficiente a preservare il futuro sul nostro pianeta. Troppo catastrofistica come previsione? Non se abiti nelle aree più vulnerabili del Pianeta, come le piccole isole del Pacifico: lì il global warming sta già facendo la differenza. E mentre gli abitanti di questi piccoli stati insulari sono impegnati in piani di sopravvivenza, un nutrito gruppo di scienziati ed esperti internazionali del Climate Vulnerable Forum, ci ricorda come questo limite nel riscaldamento globale non sarà in grado di evitare catastrofi climatiche anche nel resto del mondo. I 20 stati che compongono il Forum hanno esortato in questi giorni la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ha riconsiderare l’attuale obiettivo dei 2 gradi Celsius, target peraltro alla base di quello che dovrebbe essere il nuovo accordo mondiale sul clima.

 

Presentando tre nuove relazioni indipendenti, il Forum ha bollato tale limite al Global Warming come “inadeguato” e “insufficiente”, capace di porre in grave rischio “i diritti umani fondamentali, il lavoro e la migrazione”.

“I rapporti sottolineano quanta differenza possa fare anche mezzo grado in più sulla vita delle persone, le loro condizioni di lavoro e i flussi migratori” ha commentato il segretario della Commissione Climate Change delle Filippine, SE Mary Ann Lucille L. Sering. “Come possiamo sottoscrivere più del doppio il riscaldamento attuale dato quello che meno di 1 ° C ha comportato?”. E chi meglio delle Filippine può testimoniarlo? La nazione è stata devastata in questi ultimi anni da una serie di tifoni che hanno lasciato dietro di sé vittime e distruzione. La situazione è divenuta così preoccupante da aver spinto nel 2013 il delegato filippino a digiunare durante tutta la COP 19 come appello alle Parti per un impegno serio sul clima. E ora aggiunge Sering, “gli argomenti non per rafforzare i nostri obiettivi (contro i cambiamenti climatici) iniziare a logorarsi”.

 

Secondo gli scienziati, l’aumento delle temperature finora registrato rispetto all’epoca pre-industriale sta già portando a un ampliamento della frequenza e intensità delle calamità meteorologiche a livello mondiale. Questi disastri, in combinazione con l’aumento del livello del mare stanno già minacciando le città costiere e incrementando migrazioni di massa, “con conseguenze devastanti”, aggiunge Walter Kaelin dell’iniziativa internazionale Nansen, che mira a colmare le lacune normative e istituzionali in materia di protezione degli sfollati.

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