• Articolo Roma, 27 agosto 2012
  • Sistema di depurazione inadeguato, 24mln di abitanti scaricano direttamente in mare

    Goletta Verde torna in porto: è emergenza foci

  • 120 punti inquinati, uno ogni 62 km di costa, con una concentrazione batterica fuori legge. I mari più inquinati si concentrano in Calabria, Liguria e Campania, bene Sardegna e Toscana

E’ approdata nel porto di Trieste lo scorso 13 agosto “Goletta Verde“, la storica imbarcazione di Legambiente che per due mesi ha circumnavigato la nostra penisola monitorando lo stato di salute del mare italiano anche grazie al contributo di COOU – Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e con la partecipazione di Corepla, Novament e Nau!.

Un triste bilancio quello del 2012 che su 205 analisi totali ha rilevato oltre 120 campioni fuori legge, uno ogni 62 km di costa, collocando sul podio del mare più inquinato, Calabria, Campania e un’inattesa Liguria, con rispettivamente 19, 14 e 15 prelievi risultati fuori dai termini di legge per i livelli d’inquinamento. Nei campioni incriminati è stata rilevata la presenza di concentrazione batterica di origine fecale (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) pari a circa il doppio dei limiti di legge, concentrandosi prevalentemente in prossimità delle foci di fiumi, torrenti e canali, ed evidenziando perciò una evidente carenza nelle strutture di depurazione delle acque che accumuna regioni del Nord e del Sud Italia.

Un rischio per la salute e per le “tasche” degli italiane

Secondo le rilevazioni di Legambiente in base ai dati Istat, sono oltre 24 mln di abitanti (il 24% delle popolazione equivalente) che, anzichè avvalersi di un depuratore dei reflui fognari, scaricano direttamente in mare o in canali e fiumi utilizzati come vere e proprie fognature. Guidano la classifica delle regioni strutturalmente inadeguate alla depurazione Sicilia, Lazio e Lombardia, raggiungendo un massimo di 4 mln e mezzo di abitanti completamente privi di un depuratore a norma di legge, facendo emergere un grave problema in primis di carattere sanitario ed igienico, ma che in breve tempo si è trasformato in un problema economico, a seguito della condanna da parte della Corte di Giustizia europea all’Italia, per l’inadeguato trattamento delle acque reflue in ben 109 agglomerati urbani di medie e grandi dimensioni.

“Il mare italiano continua ad essere minacciato da troppi scarichi fognari non depurati- dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – […] si tratta di una situazione davvero imbarazzante che va sanata una volta per tutte. Alla denuncia di Goletta Verde si affianca ora la sentenza di condanna europea che rischia di far pagare ai cittadini italiani multe milionarie con soldi che invece potrebbero essere investiti per aprire nuovi cantieri per la depurazione. Bisogna investire subito e al meglio risorse adeguate, a partire da quelle stanziate dalla delibera CIPE dell’aprile scorso che prevede 1,8 miliardi di euro per le regioni del Mezzogiorno. Realizzare sistemi efficienti e moderni per la raccolta e il trattamento degli scarichi civili – conclude Ciafani – è una priorità non solo per la tutela del mare e della salute dei cittadini e dei bagnanti, ma anche per l’economia nazionale. Si eviterebbero le imminenti sanzioni comunitarie e si rifarebbe partire l’economia grazie ad opere pubbliche davvero utili alla collettività”.

E’ emergenza foci

Forte concentrazione di campioni inquinanti dunque in prossimità delle foci dei fiumi, mostrando un panorama tutt’altro che moderno anche agli occhi dell’Europa. A distanza di otto anni dalla scadenza della direttiva europea nell’ambito della procedura di infrazione 2004/2034, ci sono ancora comuni italiani che non dispongono di fognature per le acque reflue urbane.

Ottimi risultati invece per la Sardegna, dove i biologi di Goletta Verde hanno rilevato un solo campione fuori legge ogni 433 km  di costa, e Toscana con 1 punto critico ogni 200 km,  seguite dall’Emilia Romagna che ha potuto vantare un solo campione per tutta la costa, tuttavia anche grazie alla complicità dei fiumi in secca che hanno impedito i rilevare il reale apporto di inquinamento batteriologico proveniente dai comuni dell’entroterra. Anche il Veneto si classifica positivamente con un solo campione inquinato prelevato alla foce del fiume lungo tutti i suoi 159 km di costa.

Denunciata dall’associazione ambientalista anche la mancanza di informazioni tempestive per i bagnanti sulle condizioni delle acque costiere italiane, evidenziando come lo stesso sistema informatico “Portale Acque” messo a disposizione dal Ministero della Salute per la divulgazione “tempestiva” delle informazioni sulle acque, sia risultato infatti scarsamento aggiornato riportando online permessi di balneazione nonostante la presenza in loco di evidenti cartelli di divieto e viceversa.

“La difficoltà di barcamenarsi tra le varie fonti che dovrebbero dare informazioni sulla qualità delle acque di balneazione disorienta i cittadini italiani – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Se da una parte condividiamo l’idea di uno strumento informatico che possa mettere in rete il lavoro di ARPA, Regioni e Comuni, dall’altra c’è ancora molto da fare sul fronte della tempestività delle informazioni: diversi punti da noi campionati e indicati dal Portale Acque come idonei alla balneazione presentavano evidenti cartelli di divieto alla balneazione per motivi di inquinamento. Non possiamo poi non denunciare come diversi Comuni non rispettino la normativa visto che non espongono correttamente i divieti di balneazione. Ci auguriamo – conclude Carpentieri – che il Ministero della Salute e i Comuni possano avviare una nuova stagione di corretta informazione sulla balneazione per i cittadini e i turisti, stimolando anche la partecipazione alla segnalazione di punti critici, non solo perché questi sono elementi indicati come punti di forza della direttiva europea, ma perché rappresentano il primo passo per tutelare la salute dei bagnanti”.