• Articolo Roma, 22 gennaio 2018
  • La scoperta del Coordinamento nazionale No Triv

    Il governo ha aggirato il referendum trivelle nel silenzio generale

  • Per evitare il referendum sulle trivelle, il governo aveva accettato di concordare con le Regioni i progetti petroliferi. Ma pochi mesi dopo ha cambiato le regole

trivelle

 

Il colpo di mano silenzioso sulle trivelle risale al 2016

 

(Rinnovabili.it) – Da oltre un anno è stato picconato un altro pezzetto della legislazione modificata per venire incontro alle richieste del referendum sulle trivelle. Nessuno se ne era accorto, ma ora in una nota il Coordinamento nazionale No Triv denuncia i possibili profili di incostituzionalità di una norma varata a giugno 2016 dal governo Renzi, passata sotto silenzio. «Nel riesaminare il fascicolo riguardante la raffineria di Taranto dove confluirà il petrolio del mega giacimento Tempa Rossa, è emersa una norma del 2016 rimasta nascosta nelle pieghe del decreto legislativo 30 giugno 2016, n. 127 – spiegano gli attivisti – La norma in questione cancella una delle principali conquiste delle Regioni e del movimento No Triv ottenute con la previsione, in Legge di Stabilità 2016, dell’obbligo del raggiungimento di un’Intesa in senso “forte” tra Stato e Regioni ai fini dell’approvazione di progetti ‘petroliferi’».

In sostanza, la “manina” governativa ha ammorbidito le regole che imponevano allo stato di concordare con gli enti locali i dettagli dei progetti nel settore oil&gas, rendendo la consultazione con le Regioni quasi un atto formale. Forse una mossa che intendeva preparare il terreno per l’accentramento delle competenze previsto dal referendum costituzionale che si sarebbe tenuto da lì a sei mesi. Dalle urne però, come è noto, è uscito un secco no alla proposta.

 

>> Leggi anche: Trivelle, il decreto del MiSE prova a beffare le Regioni <<

 

«Questa norma è di dubbia legittimità costituzionale – spiegano infatti i No Triv – anche alla luce dell’esito del trivellereferendum costituzionale che ha ribadito che lo Stato non può in alcun modo prevaricare le Regioni nelle scelte che concernono l’energia e il governo del territorio».

Il Coordinamento nazionale No Triv -aggiunge il cofondatore, Enrico Gagliano – denuncia il tradimento della volontà di milioni di cittadine e di cittadini che hanno sostenuto la battaglia No Triv e quella per la difesa del Titolo V della Costituzione. Faremo pressioni con ogni mezzo sulle Regioni affinché pongano la questione sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per una tempestiva correzione della norma. Le forze politiche che nel 2016 non proferirono parola contro il governo in occasione di questo incredibile affronto alla democrazia e a beneficio dei soliti noti, spieghino il perché di tale svista e si mettano velocemente all’opera con atti concreti, prima e, soprattutto, dopo le elezioni».

Intanto qualcosa si è mosso già questa mattina: Piero Lacorazza, consigliere della Regione Basilicata e capofila dell’alleanza delle Regioni per il referendum sulle trivellazioni, annuncia su Twitter di aver scritto al presidente lucano Marcello Pittella, affinché avvii un approfondimento ed eventuali iniziative nella Conferenza Stato-Regioni.

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