• Articolo Berlino, 13 marzo 2018
  • La grande coalizione tedesca parte male sul clima

  • Il nuovo accordo di coalizione che vale per i prossimi 4 anni di governo, sul fronte del clima è ampiamente insufficiente e sposta la Germania dalla traiettoria di Parigi

clima

 

Poca ambizione e tanti dubbi sulle politiche per il clima

 

(Rinnovabili.it) – La nuova grande coalizione che ha finalmente rotto gli indugi in Germania, parte malissimo sui temi ambientali e del clima. Gli obiettivi climatici fissati per il 2020, sui quali il paese è già in forte ritardo, sono stati cancellatiCon questo annuncio, la Germania non può più accreditarsi al mondo come campione internazionale delle politiche ambientali, e mette in difficoltà tutto il processo che faticosamente sta avviandosi dopo l’accordo di Parigi. Se uno stato può cestinare il suo impegno sulle emissioni, e soprattutto se questo stato è la Germania, allora vale tutto. Per tutti. 

Nel dettaglio, il nuovo accordo di coalizione – che condizionerà l’azione di governo per i prossimi 4 anni – non comprende nuove iniziative per contrastare le emissioni di gas serra nell’industria e nell’edilizia, mentre le misure proposte nel settore dei trasporti non sono sufficienti per avviare la necessaria transizione. 

 

>> Leggi anche: La Germania ammette che fallirà gli obiettivi sul clima <<

 

Tutti passi indietro che non saranno compensati da nuovi sviluppi positivi, che pure ci sono: ad esempio, CDU e SPD si propongono di alzare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico al 2030 dal 50% al 65%. Un passo nella giusta direzione, ma non ancora sufficiente per soddisfare l’accordo di Parigi, che richiederebbe una transizione completa del sistema elettrico alle fonti pulite entro il 2040. 

La decisione di fissare una data per l’uscita dal carbone entro quest’anno è un altra mossa positiva, ma la domanda è: quale data? Se il phase out avvenisse entro il 2025-2030 il paese sarebbe in linea con il patto sul clima, ma con il 40% del mix elettrico ancora coperto dal carbone, sembra un’utopia. Senza contare che le centrali a gas sono già fuori mercato, più costose del carbone in Germania, paese che esporta addirittura l’8% della sua produzione elettrica mandando in difficoltà la generazione a gas negli stati confinanti.

Infine, con l’approvazione di una legge sulla protezione del clima concordata dalla coalizione, entro il 2019 la Germania dovrebbe aver creato un quadro giuridicamente vincolante, che recepisce le linee guida internazionali e renderebbe molto arduo per i governi successivi fare marcia indietro. Altro gesto significativo, che però non basta a coprire il calo di ambizione del governo.

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