• Articolo Roma, 29 novembre 2012
  • Salgono a 8 i marchi che dicono “no” a vestiti tossici

    Greenpeace: nuova vittoria per la campagna Detox

  • Zara firma l’impegno per eliminare le sostanze chimiche pericolose dai loro prodotti lungo tutta la catena di fornitura entro il 2020

(Rinnovabili.it) – L’impegno di Greenpeace ha dato i suoi frutti e con oggi salgano ad otto i grandi nomi nel settore dell’abbigliamento che hanno deciso di “ripulire” la propria produzione da sostanze tossiche e inquinanti. A firmare l’impegno richiesto dalla Campagna Detox dell’associazione è l’azienda di moda  Zara e la sua casa madre Indetex, finite al centro dell’ultima denuncia ambientalista contro i “vestiti tossici”. In fondo alla classifica per la peggior performance – in termini di presenza di composti dannosi per ambiente e salute umana – il marchio ha deciso di assumersi una responsabilità precisa: rafforzerà il processo di eliminazione degli alchilfenolestossilati dai prodotti e fisserà ulteriori scadenze a breve termine per l’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose prioritarie, tra cui i PFC (perfluorocarburi).

 

Inoltre Inditex richiederà a 20 fornitori di rivelare i valori delle emissioni delle sostanze chimiche pericolose a partire da marzo (e ad almeno 100 fornitori entro la fine del 2013), garantendo a coloro che vivono vicino alle fabbriche tessili il diritto a un’informazione chiara e trasparente su quanto viene quotidianamente scaricato dai siti produttivi.

 

I consumatori di tutto il mondo hanno fatto sentire la loro voce ed è ora per gli altri marchi come Esprit, Gap e Victoria’s Secret di ascoltare i loro clienti e liberarsi urgentemente dalle sostanze tossiche”, afferma Martin Hojsík, responsabile della campagna Detox di Greenpeace International, rivelando che soli nove giorni dopo la pubblicazione del rapporto-denuncia “Toxic Threads: The Big Fashion Stitch-Up” oltre 315 mila persone hanno aderito alla campagna Detox e oltre 700 persone hanno manifestato fuori dai negozi Zara in tutto il mondo. “I consumatori hanno il diritto di sapere come e quanto i fiumi sono inquinati dalle sostanze chimiche pericolose presenti nei nostri vestiti. L’impegno di Zara ad agire con più trasparenza è una pietra miliare nella produzione tessile e sarà la chiave di volta per convincere gli altri marchi a impegnarsi verso l’azzeramento delle emissioni di sostanze pericolose entro il 2020” conclude Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.