• Articolo Berlino, 7 ottobre 2015
  • L’associazione lo ha reso noto ieri

    L’OPA di Greenpeace su Vattenfall: vi compriamo la miniera di carbone

  • L’associazione dichiara di voler acquistare dal colosso svedese una enorme miniera di carbone per poi chiuderla. Una mossa di sicuro impatto mediatico

Carbone Greenpeace a Vattenfall vi compriamo la miniera

 

(Rinnovabili.it) – Vogliamo davvero chiudere le centrali a carbone? Compriamoci le miniere. Così ha ragionato Greenpeace, che ieri ha reso pubblica la sua intenzione di acquistare un sito minerario di proprietà del colosso svedese Vattenfall sul territorio tedesco. Il crollo dei prezzi sul mercato delle materie prime legate alla produzione di energia da fonte fossile, ha portato la sezione svedese del gruppo ambientalista a presentare l’offerta nel momento di maggior debolezza della società. In un periodo di transizione verso le energie rinnovabili, scommettere sul carbone sembra sempre più un pericoloso azzardo. Se ne sono rese conto anche le grandi compagnie, che fino ad oggi hanno dominato il mercato estraendo combustibili fossili dal sottosuolo senza curarsi delle ricadute ambientali.

In particolare, Vattenfall, pur venendo da Stoccolma ha grossi interessi sul territorio tedesco, dal momento che gestisce una grossa fetta del mercato energetico tra carbone e nucleare. Ma ora è pressata dal governo svedese, che le chiede di abbandonare la generazione elettrica a carbone in Germania.

 

Carbone Greenpeace a Vattenfall vi compriamo la miniera 3

 

«Il nostro tentativo – spiega Giuseppe Onufrio, presidente di Greenpeace Italia – è quello di acquistare anche una parte delle attività, perché se non intervenissimo in quel sito c’è la possibilità di aprire almeno altre cinque miniere di lignite, il tipo di carbone in assoluto più pericoloso per l’ambiente. Nella miniera in Germania oggetto della proposta si produce l’equivalente di 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2: per capirci tre volte tanto le emissioni annuali dell’Italia».

L’organizzazione potrebbe finanziare una potenziale acquisizione con il denaro dei donatori, il crowd-funding e altre fonti di finanziamento. A seguire la trattativa è la banca d’affari Citigroup, alla quale Vattenfall si sta appoggiando per portare avanti il progetto di dismissione. L’azienda non ha escluso la presa in considerazione della proposta: «Questa è una procedura aperta e tutte le offerte serie sono benvenute», ha detto Sabine Froning, portavoce della società energetica.

3 Commenti

  1. moreno
    Posted ottobre 8, 2015 at 9:53 am

    Bella idea! compimenti greenpeace! Però una volta chiusa la miniera, per le persone che ci lavorano e tutto l’indotto avete preparato una alternativa alla disoccupazione? o non avete messo a calcolo questo “piccolo” effetto collaterale?

  2. Rinaldo Sorgenti
    Posted ottobre 8, 2015 at 12:46 pm

    Potrebbe essere interessante se facessero questo con l’obiettivo di contribuire a portare l’elettricità a quel 1,3 miliardi di esseri umani che ancora non ne dispongono. Altrimenti è la solita azione speculativa e controproducente, tipica di chi ha la pancia piena e cavalca la demagogia per confondere l’opinione pubblica.

    Quello che conta sono gli enormi benefici che il poter disporre di abbondante elettricità, a condizioni davvero ragionevoli e sostenibili, comporta per l’umanità, come indubitabilmente dimostrato negli ultimi 100 anni nei Paesi sviluppati del Pianeta.

    Demonizzare il combustibile è la più palese dimostrazione di non conoscenza di merito delle cose, perché quello che conta sono le moderne tecnologie oggi disponibili per consentire l’utilizzo dei vari combustibili prevenendo gli effetti negativi che qualsivoglia combustione altrimenti producono.

    Per esempio: bruciare una biomassa animale (es. sterco seccato), in focolari aperti e senza alcun presidio per prevenire le emissioni nocive in atmosfera (e spesso all’interno delle stesse misere abitazioni dei ns. simili nei troppi Paesi sottosviluppati del pianeta), è auspicabile o meno? E cosa necessita allora fare per consentire a questo terzo dell’umanità per uscire dalle loro misere condizioni di vita?

    Un ragionamento e delle azioni concrete in questa direzione sarebbe auspicabile e molto ma molto più opportuno ed utile che iniziative demagogiche e fuorvianti come quella citata nell’articolo qui sopra.

    La foto mostra una grande miniera di Lignite a cielo aperto dove, dopo aver rimosso uno modesto strato superficiale di terriccio, viene estratto il combustibile (indubitabilmente una Biomassa, solo lungamente invecchiata) che, trasportata in un impianto limitrofo, consente di produrre elettricità a condizioni davvero molto ragionevoli e vantaggiose. Quello che importa è che l’impianto termoelettrico sia moderno ed equipaggiato delle tecnologie necessarie a prevenire che le emissioni dannose “post-combustione” possano uscire dal camino non opportunamente filtrate.
    Alla fine dello’estrazione di quello strato di Lignite, il territorio viene totalmente recuperato a condizioni ambientali (ed uso), migliori di quelle presenti prima dell’estrazione del combustibile.

    Verificare per credere andando in Germania a vedere come lavora in quei siti.

  3. Alberto T.
    Posted ottobre 8, 2015 at 4:39 pm

    Si legga questo gentile Rinaldo. Poi parliamo di demagogia, magari quella fatta da chi ha ammazzato persone con il carbone spacciandolo per l’unica soluzione alla povertà. Salvo essere smentito dalla BANCA MONDIALE

    http://www.rinnovabili.it/ambiente/banca-mondiale-carbone-non-e-cura-poverta-666/

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