• Articolo Roma, 4 luglio 2012
  • La pubblicazione “Capitale Immobile” è stata elaborata dalla cooperativa ‘L'Arancia’ e dal Cdca

    I 5 “casi ambientali” di Roma

  • Presentato ieri in Campidoglio uno studio sui conflitti ambientali della città, dal progetto di rigenerazione di Tor Bella Monaca al problema dei box sotterranei

(Rinnovabili.it) – E’ stato presentato ieri in Campidoglio l’ambizioso studio “Capitale Immobile”, che ha analizzato attentamente i 5 principali conflitti ambientali della città di Roma in una “rosa” di possibili criticità urbane, solitamente legate al processo di urbanizzazione selvaggia, alla speculazione edilizia, senza trascurare i classici problemi di inquinamento atmosferico, idrico, acustico ed elettromagnetico.

Lo studio – elaborato dalla cooperativa ‘L’Arancia’ e dal Centro di documentazione sui conflitti ambientali (Cdca) nell’ambito progetto Libro Bianco “Positività e criticità nelle Politiche del comune di Roma in riferimento ai problemi socio-ambientali” – ha quindi considerato tutti quegli elementi in grado danneggiare la qualità della vita in città (tenendo particolarmente conto delle denunce dei comitati cittadini attivi su questi temi), al fine di facilitare l’analisi di soluzioni alternative “riqualificanti” basate sui concetti “classici” di risparmio energetico e compatibilità ambientale (e in linea con le nuove politiche Ue sulle aree urbane sostenibili).

Proprio partendo da questo contesto, il documento “Capitale Immobile” ha voluto evidenziare per la città di Roma le seguenti 5 criticità:

  1. Il progetto di rigenerazione urbana di Tor Bella Monaca, lanciato ad ottobre 2010 con il “masterplan” dell’architetto Leon Krier e che trova l’opposizione del comitato No Masterplan, dove si denuncia la carenza di spazi verdi e di servizi sociali e culturali, (di ancora incerta attuazione).
  2. Il caso di Ciampino, che con l’espansione delle compagnie low cost ha fatto aumentare in maniera esponenziale il traffico aereo. Uno studio della Regione Lazio nel 2008, ha evidenziato livelli preoccupanti di inquinamento acustico e atmosferico, con ben 14.500 persone tra Campino e Marino colpite dai loro effetti “degenerativi” (di queste, circa 2.500 vivono in case dove l’inquinamento è fuori dai limiti di legge).
  3. La superstrada dell’Agro Pontino, in particolare quella che percorre il basso Lazio e collega la periferia sud di Roma con Terracina. Il suo piano di restyling (in discussione dal 1990) è contrastato dal comitato “No corridoio per la metropolitana leggera”, che denuncia l’impatto negativo che il progetto avrebbe sull’agricoltura, sulla riserva naturale Decima-Malafede, sulle emissioni di Co2 e sui danni all’agricoltura biologica.
  4. I box sotterranei: a Roma si prevede la realizzazione di circa 187 parcheggi “Pup”, dei quali circa il 70% all’interno di 7 municipi concentrati a Roma ovest. A questi si oppongono i 25 comitati “No Pup” che denunciano il rischio di deviazione delle falde acquifere, il taglio degli alberi e l’aumento dell’instabilità degli edifici circostanti.
  5. Infine, le antenne di Radio Vaticana, (da Anguillara a Formello, dall’Olgiata a Santa Maria di Galeria). Contro queste, la società civile lotta da dieci anni perché vengano riconosciuti gli impatti sulla salute umana.