• Articolo Roma, 3 febbraio 2012
  • I pericoli dell’inchino

  • Passano le settimane e la tragedia del nostro ‘Titanic’ rischia di perdersi dietro a sensazionalismi mediatici se non a veri e propri gossip

Prima la telefonata imperiosa di De Falco a Schettino, ora la notizia degli effetti personali della donna di origini moldave trovati nella cabina del comandante della nave naufragata (‘sono innamorata di lui’, ha dichiarato Domnica a scanso di equivoci): passano le settimane e la tragedia del nostro ‘Titanic’ rischia di perdersi dietro a sensazionalismi mediatici se non a veri e propri gossip. Inoltre, complice la neve nelle grandi città, la storia viene seguita sempre più distrattamente.  E, invece, il relitto arenatosi così terribilmente vicino al Giglio dovrebbe ammonirci a non tralasciare la seconda parte del disastro (dopo quello vero e proprio dell’impatto sugli scogli, tanto per fare l’ irresponsabile ma consueto ”inchino”, costato la vita a decine di passeggeri, oltre che la distruzione di una nave di 300 metri, da 4 mila passeggeri), quella della catastrofe ambientale incombente in uno dei paradisi che si affacciano sulle nostre coste. La sensazione  è che la copertura di giornali e tv  finora  puntuale e ricca  – come si diceva – si stia perdendo, un po’ all’italiana, il bandolo della matassa. Inevitabilmente, anche l’opinione pubblica molla la presa e si disperde lungo i mille rivoli ‘minori’ del gravissimo caso.

Non si tratta, solamente, di biasimare i turisti del macabro, che vanno puntualmente a farsi le foto con il telefonino, dopo essersele scattate magari ad Avetrana o in chissà quale altro teatro di fatti di cronaca nera (vivendo tutti dentro una piazza elettronica, solo un documento digitale può darci la conferma che ‘anche noi c’eravamo’), ma di osservare – con una certa sorpresa – come  pure le sacrosante preoccupazioni degli abitanti dell’isola  siano, con molta probabilità, almenoparzialmente fuori bersaglio.  Le gelide mareggiate e le accelerazioni del movimento della prua della nave impediscono al momento qualunque intervento (immersioni, tentativi di recupero di corpi di vittime disperse nelle parti fuori dall’acqua, pompaggio del carburante, decisioni sul destino del relitto) e – in questo snervante  immobilismo – la preoccupazione sembra essere una sola: la sorte della prossima stagione estiva, che potrebbe essere economicamente compromessa dalla presenza del relitto, che difficilmente potrà essere rimosso prima di un anno circa. Ecco perché si è chiesto al Commissario della protezione civile Gabrielli e alle altre autorità l’istituzione di un tavolo di crisi ‘con il coinvolgimento delle parti interessate’ (gli operatori commerciali e dei servizi del Giglio, le loro famiglie e i lavoratori del servizio pubblico locale marittimo e terrestre). Il rischio da prevenire, lo si dice esplicitamente, è il disastro economico per i cittadini dell’isola e le loro molto probabili proteste.

Preoccupazioni sacrosante, indubbiamente. Ma qui non si tratta soltanto di dare garanzie economiche a chi opera nel turismo in uno dei luoghi più belli e incontaminati del nostro Mediterraneo e che non sa più se e quando potrà riprendere il proprio lavoro. Qui si tratta di organizzare, seguire e portare a termine, nelle massime condizioni di sicurezza e nel più breve tempo possibile, utilizzando tutte le possibili pause di un  mare inevitabilmente mosso in questi mesi,  lo svuotamento delle cisterne della ‘Concordia’. E, contemporaneamente, prendere una decisione definitiva e il più possibile sicura su quel che si dovrà fare del relitto (sezionarlo sul posto o trascinarlo via intero, riparando le falle oppure rimettendolo in asse). Scelte delicate, rischi molto grossi, impegni di grande responsabilità, richiesti non solo a società come la SmitSlavage e Neri ma alla comunitàintera.Questa è l’attenzione fondamentale richiesta anche a noi operatori dell’informazione: giustissimo e doveroso seguire gli sviluppi di un’inchiesta che dovrà chiarire se davvero la responsabilità di una simile tragedia possa essere attribuita a un uomo solo; sacrosanto occuparsi del futuro economico degli operatori turistici del settorenel Giglioe in  tutta l’area dell’arcipelago; assolutamente impossibile, contamporaneamente, trascurare il rischio che l’inquinamento  ambientale già in atto  – ammesso  da Gabrielli –  possa essere di fatto dimenticato, malgrado l’encomiabile impegno di addetti e strutture,  sin dal primo giorno. Di tutto questo, in modo documentato e senza allarmismi, l’opinione pubblica deve essere costantemente avvertita, non solo attraverso dettagli secondari e, apparentemente, ‘gustosi’.

di Michele Cucuzza