• Articolo Roma, 30 settembre 2011
  • L’urgenza di ripensare alla propria vita

    Il bicchiere mezzo pieno

  • La grande crisi economica fa riscoprire l’importanza del bene comune come valore della sostenibilità

Sono convinto che una sensibilità nuova, ispirata alla sostenibilità, si stia affermando – giocoforza – presso la gente comune, parallelamente al manifestarsi e allo svilupparsi della crisi economico-finanziaria, esplosa clamorosamente, la scorsa estate, con la questione del debito e delle manovre correttive, con i loro tagli, rincari e ridimensionamenti. E’ forse un po’ triste ma, temo, sia proprio così.  Oggi si è costretti a fare molta più attenzione di prima a tutti gli acquisti, ai consumi, alla qualità stessa della vita che conduciamo: facendo la spesa, le famiglie puntano, ovviamente, a risparmiare sempre di più, a tagliare certe spese che considerano ormai superflue: contemporaneamente, però,  puntano a una maggiore qualità di ciò che acquistano, meno ma meglio, potremmo dire. Questo significa maggiore attenzione alla tracciabilità degli alimenti da portare a casa, alle etichette, alla scelta stessa del luogo dove fare la spesa, dal mercato di quartiere a quello che garantisce il chilometro zero. Insomma un disagio “oggettivo” contribuisce, paradossalmente, a far crescere la consapevolezza che il consumo oculato del cibo è la prima delle condizioni essenziali per una convivenza basata sulla sostenibilità. L’auspicio è che dalla necessità si passi all’abitudine, alla consapevolezza e, quindi, alla vera e propria progettualità.

Anche il resto dei consumi, dicevamo, subisce, inevitabilmente, tagli e attenzioni forse in precedenza trascurate: facciamo l’esempio dell’automobile. Chi, oggi, va a cercarsi un macchinone capace di velocità altissime ma che consuma tanto e, naturalmente, incrementa in modo lampante le emissioni? Meglio macchine più piccole, con consumi e costi di manutenzione contenuti, ibride magari, elettriche addirittura, se non ti costringono a spese molto alte. In ogni caso, si scelgono di più i trasporti pubblici, malgrado la loro frequente inadeguatezza, cui – nelle grandi città – si cerca, più di prima, di ovviare. In molti casi, meglio rinunciare a usare la macchina: ecco, allora, anche il boom delle biciclette, che non emettono un bel niente e migliorano decisamente la qualità della vita di chi le usa e di chi gli sta attorno, anche quelle più nuove, eventualmente, con un motorino a batteria, che si può accendere in caso di stanchezza o se c’è una salita davanti. Sta cambiando un po’ tutto: se la questione della ricerca di un nuovo appartamento è diventata, in molti casi, drammatica per i costi, soprattutto per i giovani, ciò ci spinge ad allentare la morsa sul centro delle città, che hanno spesso seri problemi di vivibilità. Gli abiti vengono comprati con molta maggiore avvedutezza, il riciclo di tantissimi materiali sta diventando un’utile e intelligente abitudine, quella che – magari – non si era invece riuscita ad adottare finora, imponendo la raccolta differenziata. L’attenzione al risparmio dei consumi domestici, di fronte ai rincari delle bollette, diventa sinonimo di maggiore cura dell’ambiente. Anche le vacanze si sono modificate: siamo ormai tutti attentissimi a limitarle nella durata, evitando, per esempio, lunghi viaggi (con aerei che consumano enormi quantità di carburante, con le conseguenze del caso), migliorandone invece le caratteristiche. Ecco che il rapporto con la natura, forse fino ad ora messo in secondo piano, diventa prevalente. Pensiamo al nuovo esplodere del trekking, alla frequentazione dell’agriturismo ben collocato in luoghi non inquinati, non massificati e dove si può approfittare, possibilmente, di aria pulita, frutta, verdure, passeggiate a cavallo, esplorazioni non invasive del territorio. Il tempo libero comincia a spingerci, non allo stordimento e all’evasione a tutti i costi (tendenza che purtroppo finora hanno subito, troppo spesso, i nostri ragazzi), ma verso una maggiore attenzione per il nostro corpo e le sue esigenze. Probabilmente, anche i consumi assurdi di lunghe, spesso inconsistenti, chiacchiere al telefono si stanno ridimensionando e pure l’uso di internet, con i suoi sprechi di kilowattora, si stanno riqualificando. Nei social network o nelle chat ci si scambia sempre più informazioni interessanti su opportunità di risparmio, possibilità di lavoro, spettacoli di attualità, gite e manifestazioni culturali.

Insomma, i guai nel portafoglio ci stanno spingendo verso nuove (o dimenticate) convinzioni. Non si può più  fare, consumisticamente, la prima cosa che ci viene in mente, continuando a sprecare, ad alimentare l’emissione di CO2, ad avere uno stile di vita indifferente e anacronistico. Questo ormai l’hanno capito (o subìto) tutti. L’urgenza del contenimento delle avventatezze, del risparmio, della qualità dei nostri comportamenti ci spinge a renderci conto che siamo tutti nella stessa barca, che i valori della sostenibilità sono i valori della vita stessa, nostra e dei nostri figli. In maniera del tutto imprevista, stiamo scoprendo l’importanza del bene comune.