• Articolo Singapore, 18 ottobre 2011
  • Esperimenti condotti su 85 specie rivelano che solo il 45% non ha subito modifiche

    Il global warming “restringe” flora e fauna

  • L’aumento della temperature atmosferica ha nei secoli portato alla diminuzione della massa corporea di numerose specie animali e vegetali. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change”

(Rinnovabili.it) – E’ colpa del cambiamento climatico se alcune specie animali e vegetali si stanno rimpicciolendo, dai microscopici organismi marini fino ai grandi predatori terrestri, nessuno escluso. Le conseguenze di questi cambiamenti? Un probabile impatto negativo sulla nutrizione umana, hanno rivelato gli autori di un recente studio in cui si evidenzia come nell’ultimo secolo la temperatura globale sia aumentata di un grado Celsius.

“Il nostro studio ha evidenziato che gli animali ectotermici (specie a sangue freddo come rospi, tartarughe e serpenti che sfruttano fonti di calore ambientale) stanno già cambiando”, ha annunciato David Bickford dell’Università Nazionale di Singapore e co-autore dello studio che rivela come sia gli animali terrestri sia marini abbiano ridotto le proprie dimensioni. I dati ottenuti confrontando reperti fossili hanno permesso di valutare i cambiamenti avvenuti in un centinaio di anni. “La cosa più sorprendente per me era che si trattava di un segnale uniforme in tutti questi organismi diversi”, ha affermato Bickford.

I fossili provenienti da una fase di riscaldamento avvenuta durante il Paleocene-Eocene Thermal Maximum (ovvero circa 55 milioni di anni fa) rivelano che gli invertebrati scavatori come i coleotteri, api e formiche si è ridotto nelle dimensioni fino al 75%. Inoltre gli scienziati hanno evidenziato che l’acidificazione dell’acqua – un effetto provocato dall’aumento dei livelli atmosferici di biossido di carbonio – ha portato le specie marine come coralli, capesante e ostriche alla riduzione delle proprie dimensioni.

Ogni grado di riscaldamento ha portato a ridurre le dimensioni degli invertebrati marini fino al 4%, delle salamandre fino al 14% e del pesce in generale fino ad un massimo del 22%, secondo quanto è riportato nello studio. Ma l’aspetto più preoccupante per la vita marina è la riduzione dei tassi di crescita del fitoplancton, che potrebbe influenzare negativamente la sopravvivenza della vita nel mare.

I ricercatori hanno inoltre affermato che anche le piante sono influenzate dall’aumento di temperatura. Il team che ha condotto lo studio ha affermato che anche le piante, non sono immuni dalle riduzioni. “Nel corso del secolo passato, varie specie vegetali hanno evidenziato significative correlazioni negative tra la crescita e la temperatura … con conseguente diminuzione delle erbe, delle piante annuali e degli alberi in aree che sono sempre più calde e secche”, si legge tra le pagine dello studio che evidenzia una diminuzione della massa in alcuni tipi di erba e di albero da frutto tra il 3 e il 17% per ogni grado Celsius di aumento della temperatura. Per ogni specie ci sono però delle eccezioni. Nel caso della fauna ci sono infatti alcune specie che hanno aumentato nel tempo la propria massa corporea tra cui la lucertola comune, i germani reali e le anatre Alzavole oltre alle lontre. Gli scenari ipotizzati al 2100 parlano però di un possibile e preoccupante aumento della temperatura fino a 7 gradi °C per questo gli scienziati stanno conducendo esperimenti in grado di evidenziare i rischi per fauna, flora e specie umana.