• Articolo Bruxelles, 27 febbraio 2013
  • Per la prima volta al centro di una riflessione europea

    Il sistema italiano dei Raee raggiunge Bruxelles

  • Al workshop “How can we reach the new WEEE collection targets?”, organizzato dal WEEE Forum un focus sulla realtà italiana e sul gap rispetto agli obiettivi della nuova Direttiva Europea

(Rinnovabili.it) – “Come possiamo raggiungere i nuovi target di raccolta?” La domanda fa da titolo al workshop, organizzato e promosso oggi a Bruxelles dal WEEE Forum con la partecipazione di Ecodom, il Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici. La giornata è servita a mettere sotto i riflettori il sistema italiano della raccolta e riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici e i gap che ancora distanziano il Belpaese dagli obiettivi imposti a livello europeo.

 

I dati italiani, presentati da Ecodom  e frutto di un’indagine realizzata per conto del Consorzio da United Nations University, Centro Accademico di Ricerca dell’ONU, in collaborazione con IPSOS e con il Politecnico di Milano, rivelano informazioni importanti. A cominciare  dalle quote di RAEE domestici generati ogni anno da ciascun cittadino: circa 16,3 Kg/abitante, che significa che solo poco più di un quarto (4,29 kg/abitante) viene consegnato ai Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, mentre una parte importante del flusso di questi rifiuti (soprattutto R2 e R4) si disperde in percorsi “complementari”.

 

Il rapporto mette inoltre in evidenza come manchi ancora una cultura del rifiuto elettrico. Ogni italiano infatti terrebbe a casa oltre 20 kg di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche non più funzionanti, “delle quali però – spiega Ecodom – siamo restii a disfarci. Inoltre, i cittadini italiani ogni anno gettano via una quantità notevole di RAEE (circa 1,6 kg/abitante) in modo non corretto: è il caso ad esempio delle piccole apparecchiature – come rasoi, cellulari, radiosveglie ecc. – che spesso finiscono tra i rifiuti urbani indifferenziati”.