• Articolo Roma, 21 settembre 2012
  • Ilva, il prezzo dell’insostenibilità

  • Dopo il sì della Camera passa in Senato decreto-legge n. 129 del 2012 “Risanamento ambientale e riqualificazione di Taranto”

È stato uno degli argomenti caldi dell’estate ma l’Ilva di Taranto è da sempre un esempio dei problemi connessi al legame tra tutela ambientale, sviluppo industriale e occupazione. Per far fronte all’emergenza, è stato varato il decreto-legge n. 129 del 2012 Risanamento ambientale e riqualificazione di Taranto, approvato senza modifiche dalla Camera nella seduta di martedì 18 settembre, e passato ora all’esame del Senato.

Il provvedimento  si compone di tre articoli ed è volto a fronteggiare la grave situazione di criticità ambientale e sanitaria nel sito di bonifica di interesse nazionale di Taranto.

Il decreto è nato a seguito della stipula del Protocollo d’intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto stipulato il 26 luglio scorso tra il Ministero dell’ambiente, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero per la coesione territoriale, la regione Puglia, la provincia di Taranto, il Comune di Taranto e il Commissario straordinario del Porto di Taranto. Il quadro complessivo degli interventi del Protocollo ammonta a 336,7 milioni di euro, la maggior parte dei quali saranno utilizzati per opere di infrastrutturazione della zona e non per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza come tutti si aspetterebbero.

L’art. 1 comma 1 del decreto, prevede la nomina (con un successivo D.P.C.M.) di un Commissario straordinario al fine di assicurare l’attuazione degli interventi previsti dal Protocollo.

Il Commissario, che non riceverà alcun compenso, resterà in carica per la durata di un anno prorogabile con un ulteriore D.P.C.M. e potrà avvalersi di un soggetto attuatore e degli uffici e delle strutture delle amministrazioni pubbliche, centrali, regionali e locali, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, nonché di organismi partecipati di cui all’art. 4, comma 2, del Protocollo (comma 6).  Al Commissario sarà intestata un’apposita contabilità speciale (comma 4) e il comma 7 dell’art. 1 specifica le disposizioni applicabili in materia di controlli e di rendicontazione.

L’art. 1, comma 2, stabilisce che restano fermi gli interventi già previsti nel settore portuale nel Protocollo di intesa con oneri a carico dell’Autorità portuale di Taranto e che, a tal fine, è assicurato il coordinamento fra il Commissario straordinario nominato ai sensi del comma 1 ed il commissario straordinario dell’Autorità portuale di Taranto.

Il Commissario sarà il soggetto attuatore per l’impiego delle risorse, per un importo pari a 30 milioni di euro, del Programma Operativo Nazionale (PON) Ricerca e Competitività asse II – azione integrata per lo sviluppo sostenibile (l’azione mira a favorire la competitività di sistemi di imprese e a riqualificare aree strategiche per il Paese attraverso interventi volti a integrare lo sviluppo sperimentale e l’innovazione con la sostenibilità ambientale. Il Programma prevede esplicitamente il sostegno degli insediamenti produttivi nei siti di interesse nazionale, nell’ottica di coniugare uno stato ambientale sostenibile con lo sviluppo delle potenzialità economiche del territorio in un approccio ecocompatibile), nonché delle risorse già assegnate nell’ambito del Programma Operativo Nazionale  (PON) Reti e Mobilità, per un importo pari ad euro 14 milioni.

Il comma 8 dell’art. 1 prevede, inoltre, la possibilità di ottenere i finanziamenti a tasso agevolato a valere sul cd. Fondo rotativo Kyoto (art. 57 D.L. 83/2012) fino ad un importo massimo di 70 milioni di euro, anche per gli interventi di riqualificazione e di ambientalizzazione compresi nell’area del sito di interesse nazionale di Taranto.

L’art. 2 riconosce, infine, l’area industriale di Taranto area in situazione di crisi industriale complessa ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, che consente di attivare i progetti di riconversione e riqualificazione industriale la cui finalità è quella di agevolare gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo, dei territori interessati. Tale riconoscimento legislativo supera la procedura di individuazione delle aree in situazione di crisi industriale complessa, demandata a un apposito decreto attuativo, e consente l’immediata realizzazione nell’area individuata di un progetto di riconversione e riqualificazione industriale attraverso la stipula di un apposito accordo di programma tra il Governo, la regione e gli enti locali.

Quello che emerge da questo breve decreto è il predominio assoluto dei numeri, ovviamente le esorbitanti cifre di denaro che occorreranno per risanare una zona da anni vittima dello scempio ambientale e dell’indifferenza di chi poteva fare qualcosa. Non vi sono disposizioni che dimostrano una sensibilità ambientale, ma forse nessuno se lo aspetta. In una grave situazione di crisi economica quello che si tenta di evitare è lo sfacelo economico di una zona, più ampia di quello che si possa pensare, che (soprav)vive grazie all’industria dell’acciaio. Per questo, come in Italia si è soliti fare, si tampona l’emergenza con denaro e con un Commissario. È evidente anche come la maggior parte delle risorse previste siano destinate alle infrastrutture e alla riconversione industriale e meno agli interventi di bonifica; sicuramente ridare un volto più sostenibile ad una zona caratterizzata dal colore nero delle ciminiere, dei fumi, degli edifici rappresenta un’impresa molto onerosa, ma si poteva evitare?