• Articolo Osaka, 5 marzo 2012
  • Una missione di esperti studia la gestione dei detriti

    Imparare dal Giappone come gestire le macerie

  • La gestione dei 29 milioni di tonnellate di rifiuti lasciati dal sisma e dallo tsunami dello scorso 11 marzo sono caso studio per il mondo intero

(Rinnovabili.it) – Alla vigilia del primo anniversario del peggior disastro naturale mai accaduto in Giappone nell’ultimo secolo, il Programma Ambientale dell’Onu (UNEP) apre una pagina di approfondimento su uno degli aspetti più vivi lasciati dal cataclisma. Il terremoto dello scorso 11 marzo, e il conseguente tsunami, hanno ucciso oltre 15.000 persone e distrutto città e villaggi lungo la costa della regione Tohoku, generando circa 29 milioni di tonnellate di detriti solo in quest’area. Accanto alla tragedia umana, si è profilato fin da subito un problema materiale quale quello dello smaltimento di milioni di tonnellate di rifiuti lasciati dietro le spalle dal cataclisma nipponico.

Considerata la reputazione del Giappone quale uno dei Paesi al mondo con la migliore preparazione nei confronti dei disastri, le operazioni di gestione delle macerie hanno catalizzato l’attenzione di un pubblico internazionale. L’ONU attraverso il proprio programma ambientale ha organizzato una missione internazionale di esperti con il compito di valutare la gestione dei rifiuti e gli impianti di riciclaggio di detriti e condividere informazioni ed esperienze.

“E’ impossibile guardare le immagini della devastazione senza provare un’enorme empatia per la popolazione della regione Tohoku, che sta ancora sopportando il grande caos e i disservizi quotidiani”, ha commentato Achim Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP e sottosegretario generale delle Nazioni Unite. “Questo rende gli straordinari sforzi del Giappone ancora più notevoli. Hanno fatto progressi apprezzabili negli ultimi 12 mesi, e speriamo che, studiando il lavoro svolto, le tecnologie utilizzate e le decisioni prese, saremo in grado di migliorare il modo con cui gestire i detriti in eventuali futuri disastri a livello mondiale”.

Gli otto membri del team della missione hanno visitato alcuni punti caldi della regione, compreso una società cementizia che sta accogliendo le macerie dalla Prefettura Iwate re-impiegandole come combustibile e materie prime per la produzione di calcestruzzo e il più grande sito di incenerimento della Nazione che è in grado di trattare fino a 1.500 tonnellate di rifiuti al giorno. In attesa che l’UNEP, in collaborazione con il Ministero giapponese degli Affari Esteri, pubblichi video e relazione contenente le principali iniziative di successo e le tecnologie impiegate, il Programma ha diffuso in via preliminare i principali risultati valutati dalla missione:

  • I piani di emergenza messi in atto da alcune prefetture prima del terremoto, hanno permesso loro di rispondere più rapidamente alle sfide di gestione dei rifiuti. Ad esempio, nel Sendai tre inceneritori stanno già trattando 460 tonnellate di rifiuti al giorno.
  • Molta attenzione è stata posta sulla raccolta differenziata e il riciclaggio. I rifiuti vengono suddivisi in diverse categorie, quali legno, metalli, apparecchi elettrici, tatami, reti da pesca, veicoli, plastica e così via. Alcuni materiali separati vengono già riutilizzati: per esempio, i tronchi vengono inviati ad una cartiera, il legno triturato viene inviato ad una società di cemento per uso come combustibile nel processo di fabbricazione, e le macerie edilizie vengono riciclate come materiale da costruzione o pavimentazione.
  • Massimizzare le possibilità di recupero dei rifiuti e il riciclo, riducendo al minimo la necessità di trasporto sono le priorità per una gestione dei detriti efficace.
  • Secondo la legge giapponese, i produttori di automobili e di elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, ecc) sono responsabili per lo smaltimento finale dei loro prodotti.
  • Nonostante la portata delle sfide e le loro tragedie personali, i funzionari delle varie città stanno portando avanti un lavoro sistematico.

L’UNEP spera di utilizzare i dati raccolti dalla missione per contribuire all’elaborazione di un protocollo internazionale in base al quale si possa stimare il carico di lavoro associato e il costo delle operazioni di pulizia dopo le catastrofi naturali. Ma la missione è anche il primo passo nella creazione di una rete internazionale di specialisti della gestione delle macerie, che condividano e mettano a disposizione conoscenze ed esperienze sul tema.