• Articolo Roma, 15 novembre 2018
  • Inquinamento atmosferico: 11 città italiane fuorilegge

  • A meno di un paio di mesi dalla fine dell’anno, ben 11 città italiane sono fuori legge per aver già superato i 35 giorni all’anno consentiti per “sforare” con l’inquinamento atmosferico

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Zampetti (Legambiente): “Non si vedono provvedimenti efficaci contro l’inquinamento atmosferico”

(Rinnovabili.it) – Ozono e polveri sottili il mix alla base dell’inquinamento atmosferico che ha portato ben 11 città italiane a superare il limite di 35 giorni all’anno con concentrazioni di PM10 superiori a 50 microgrammi/metro cubo. Secondo quanto denunciato da Legambiente, a finire nel mirino sarebbero state Lodi, Torino, Milano, Padova, Alessandria, Venezia, Frosinone, Asti, Pavia, Cremona e Reggio Emilia, e non è escluso che da qui alla fine dell’anno l’elenco si allunghi. Le polveri sottili sono uno degli inquinanti più critici e si concentrerebbero principalmente durante i mesi invernali, mentre l’ozono troposferico, “che si forma – spiega Legambiente – per reazioni fotochimiche a partire da inquinanti precursori quali gli Ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOC)”, viene spesso sottovalutato, ma si tratta di un inquinante secondario estremamente diffuso, che caratterizza principalmente i mesi estivi. Ad essere principalmente colpita da questo inquinante è stata l’Emilia Romagna; grave anche la situazione rilevata in Lombardia.

 

>>Leggi anche OMS: L’inquinamento atmosferico è il “nuovo tabacco”<<

 

Proprio al fine di monitorare l’inquinamento atmosferico dovuto a polveri sottili e ozono troposferico, Legambiente insieme a partner tecnico-scientifici e reti della società civile provenienti da Italia, Spagna e Austria, ha dato vita a CAPTOR, un progetto finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea, mirato a sensibilizzare i cittadini su questa problematica e trovare soluzioni condivise al problema dell’inquinamento atmosferico. L’approccio “citizen science” scelto dai promotori dell’iniziativa si è rivelato, fa sapere Legambiente, efficace nell’aumentare la consapevolezza sulla problematica e nel mobilitare i volontari in azioni concrete. Attività importantissime, ma che però devono essere sostenute da interventi integrati e strutturali da parte delle amministrazioni. “Dopo il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea per la procedura di infrazione sulla qualità dell’aria a carico del nostro Paese – ha detto il Direttore Generale di Legambiente Giorgio Zampettici saremmo aspettati un grande piano per tutta l’area padana, ma non solo. Provvedimenti efficaci però non se ne vedono, nonostante l’esistenza dell’Accordo di Programma per il miglioramento della qualità dell’aria del bacino padano. Si continua a procedere a macchia di leopardo con misure anche in contrasto tra loro. Su tutto questo ci aspettiamo una netta inversione di tendenza, senza ricorrere a ulteriori proroghe nel raggiungimento degli obiettivi, per non trovarci a stretto giro a combattere l’ennesima emergenza smog”.

 

Tra le principali fonti di inquinamento atmosferico ci sono il trasporto su strada, ma anche la produzione di energia, l’industria, l’agricoltura e il riscaldamento domestico. Particolato, biossido di azoto e ozono troposferico sono gli inquinanti che più di altri sono responsabili di danni alla salute umana. Da non sottovalutare, poi, le ripercussioni sociali ed economiche dell’inquinamento atmosferico, con l’aumento dei costi dei sistemi sanitari e la riduzione della produttività, e gli impatti negativi sugli ecosistemi.

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