• Articolo Berlino, 5 settembre 2017
  • La Germania si piega ancora alla lobby dell'auto

    L’inquinamento atmosferico annebbia le elezioni in Germania

  • Merkel promette un miliardo di euro alle città per affrontare l’inquinamento atmosferico. Ma il denaro serve solo ad evitare blocchi per le auto inquinanti

inquinamento atmosferico

Angela Merkel con l’ex CEO di VW, Martin Winterkorn

 

In Germania si combatte l’inquinamento atmosferico con mance elettorali

 

(Rinnovabili.it) – Un miliardo di euro per aiutare le città tedesche a combattere l’inquinamento atmosferico causato dagli autoveicoli. La nuova promessa elettorale di Angela Merkel ha fatto il giro del mondo, mostrando che la qualità dell’aria e l’ambiente rientrano nelle priorità della campagna per la rielezione della cancelliera inossidabile. Tuttavia, a ben guardare, si tratta di un raddoppio dei fondi precedentemente assicurati agli enti locali che ha lo scopo di scongiurare una serie di divieti di circolazione per i veicoli più vecchi e inquinanti.

La prossima Germania a guida Merkel – probabile vincitrice secondo i sondaggi – preferisce aumentare la spesa pubblica per tamponare le falle piuttosto che chiuderle una volta per tutte obbligando l’industria a costose innovazioni. Del resto, i colossi tedeschi dell’automotive fatturano miliardi e impiegano quasi un milione di persone nell’industria, numeri che il governo (attuale e venturo) non vuole scontentare.

 

>> Leggi anche: Così il Parlamento Europeo ha legalizzato il dieselgate <<

 

La minaccia dello smog per la salute pubblica è emersa prepotentemente con il famoso dieselgate, lo scandalo che ha colpito la Volkswagen nel settembre 2015. La multinazionale dell’auto con radici teutoniche aveva equipaggiato milioni di veicoli con sistemi in grado di ingannare i test delle emissioni, aggirando la normativa europea e statunitense. Proprio l’Agenzia ambientale USA (EPA), ha scoperto la truffa e ha scatenato un caso planetario che ha portato alle dimissioni dei vertici aziendali, con sanzioni penali pari a 4,3 miliardi di dollari e 17,5 miliardi da sborsare in cause civili. In Europa, non è accaduto niente di tutto questo: la lobby del diesel, guidata dalle case automobilistiche tedesche, è riuscita a guadagnare un sostanziale condono dalle istituzioni comunitarie, ed ora incassa l’assist della cancelliera tedesca.

Del resto, anche l’SPD, l’altro componente della grande coalizione che va profilandosi, ha rinunciato in partenza a proporre una lettura diversa del problema. Il diesel è considerato anche dai socialdemocratici «una tecnologia di transizione». Dal canto suo, Merkel ha ripetutamente detto di essere «arrabbiata» per le trasgressioni del settore automobilistico e ha chiesto più «onestà e trasparenza» nel futuro. Tuttavia, si è anche opposta a costose riparazioni degli hardware nei motori diesel e ha rifiutato di fissare una data per l’abbandono dei veicoli a combustibili fossili nel paese. Altri governi, come Francia e Gran Bretagna, hanno già promesso di chiudere il capitolo entro il 2040.

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