• Articolo Modena, 26 giugno 2019
  • L’inquinamento atmosferico potrebbe ridurre la fertilità femminile

  • Secondo una ricerca condotta presso l’Ospedale di Modena, alti livelli di PM10, PM2,5 e NO2 sono correlati alla scarsa attività dell’ormone anti- Mülleriano (AMH), uno dei maggiori indicatori della riserva ovarica nelle donne.

fertilità femminile gravidanza inquinamentoSi tratta del primo studio scientifico che riesce a collegare qualità dell’aria e fertilità femminile

 

(Rinnovabili.it) – Alti livelli d’inquinamento atmosferico possono incidere seriamente sulla fertilità femminile: è tutto italiano il primo studio che collega la presenza d’inquinanti nell’aria, e in particolare delle cosiddette polvere sottili, alla possibilità di sviluppare una gravidanza sana, a prescindere dall’età.

 

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Endocrine Abstracts, ha preso in considerazione i fattori che disturbano le funzioni regolate dell’ormone anti-Mülleriano (AMH), uno dei principali indicatori della riserva ovarica nelle donne, ovvero la capacità dell’ovaio di produrre follicoli ovarici.

Gli studiosi hanno misurato i livelli di AMH di 1318 donne residenti nei dintorni della città di Modena tra gennaio 2007 e ottobre 2017 e li hanno inserito in un grande database incrociando dati rispetto all’età, il regime alimentare, lo stato di salute (e il peso in special modo), l’utilizzo prolungato di contraccettivi e l’esposizione a inquinanti nell’atmosfera.

 

Lo studio conferma che l’età resta il principale fattore nel determinare la concentrazione di AMH nelle donne, ma sottolinea anche gli effetti significativi dell’esposizione a livelli elevati di polveri sottili: “Il nostro studio dimostra che vivere in aree associate ad alti livelli d’inquinanti atmosferici aumenta il rischio di una grave riduzione nella riserva ovarica di un fattore pari a 2 o 3”, ha spiegato il professor Antonio La Marca, coordinatore dello studio in collaborazione con l’Università di Modena.

 

Le analisi dei ricercatori modenesi hanno dimostrato che i livelli sierici di AMH dopo i 25 anni di età sono inversamente e significativamente correlati all’età delle donne. Tuttavia, è stato anche riscontrato che i livelli di AMH sono inversamente e significativamente correlati agli inquinanti ambientali PM10, PM2.5 e NO2 e che quest’associazione risulta indipendente dall’età anagrafica.

 

I dati raccolti sono stati divisi in quartili che riflettono le concentrazioni di PM10, PM2,5 e di biossido d’azoto (NO2). L’analisi in laboratorio ha osservato livelli di AMH significativamente più bassi nel quarto quartile rispetto ai quartili più bassi, a conferma che indipendentemente dall’età, più alto è il livello di particolato e NO2, minore è la concentrazione sierica di AMH.

 

La più bassa concentrazione di AMH ​​(con una concentrazione di AMH nel siero inferiore a 1 ng/ml) è stata misurata in soggetti che sono stati esposti a livelli di PM10, PM2,5 e NO2 rispettivamente superiori a 29,5, 22 e 26 mcg/m3, valori molto più bassi dei limiti previsti per Legge (ovvero 40mcg/m3 per le PM10; 25mcg/m3 per le PM2,5; 40mcg/m3 per il biossido d’azoto). La riduzione grave della riserva ovarica è significativamente più frequente nel quarto quartile che nei primi tre quartili per PM10 (62% vs 38%), per PM2,5 e NO2.

 

Durante la presentazione della ricerca all’annuale meeting della European Society of Human Reproduction and Embryology, Antonio La Marca ha ricordato che non esiste ancora un collegamento scientifico riconosciuto che metta in diretta correlazione i livelli di AMH e la possibilità di iniziare una gravidanza: “Avere alti livelli di AMH è una sorta di vantaggio riproduttivo in quanto le donne con maggiori quantità di AMH sono destinate ad avere una vita riproduttica più lunga – ha commentato il professore dell’Univeristà di Modena – Più alti sono i livelli di AMH e maggiore è il numero di uova dopo la stimolazione ovulatoria che si traduce poi in un maggior numero di embrioni”.

 

Mentre lo studio del team modenese apre un nuovo fronte d’indagine, nei mesi scorsi altre due ricerche avevano puntato il dito sulla correlazione tra inquinamento atmosferico e salute umana: un report della ONG Health Effects Institute e dell’Institute for Health Metrics and Evaluation con il contributo di esperti della University of British Columbia aveva stimato che l’esposizione ad alti livelli d’inquinanti riduca in media di 20 mesi la vita dei bambini in tutto il mondo.

 

Solo poche settimane prima, l’esperto dell’ONU David Boyd aveva riportato dati allarmanti secondo cui l’esposizione ad aria inquinata, soprattutto negli ambienti domestici, causa 7 milioni di morti premature ogni anno, tra cui 600 mila bambini al di sotto dei 5 anni.

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