• Articolo Roma, 6 dicembre 2019
  • Inquinanti marini, nuovo esperimento per tracciarli con i resin pellets

  • Attraverso l’utilizzo di nuovi traccianti, il progetto “Chempel” permetterà di monitorare il livello di inquinanti nelle acque costiere del Mar Ligure

Credit:  Cnr-Ismar

Credit: Cnr-Ismar

L’esperimento con i resin pellets sfrutterà una metodologia di rilevazione dell’inquinamento già proposta da alcuni scienziati giapponesi

(Rinnovabili.it) – Le tre banchine di Le Grazie, Marina del Canaletto e Santa Teresa di Lerici, nel Golfo della Spezia, saranno teatro di un innovativo esperimento utile a conoscere il grado di inquinamento presente nelle acqua del Mar Ligure. 

Denominato Chempel (Chemistry of the Pellets), il progetto permetterà infatti di monitorare il livello di contaminanti nelle acque costiere attraverso l’uso di “resin pellets”, cioè un materiale plastico capace di assorbire differenti sostanze nocive come il polietilene e il polipropilene. Questi elementi fungeranno in pratica da “traccianti” del possibile grado di inquinamento. 

Oltre ovviamente al monitoraggio dei livelli di inquinamento delle acqua, lo scopo dell’esperimento sarà anche quello di verificare il ruolo dei resin pellets nel trasporto delle sostanze assorbite lontano dalle fonti di inquinamento.

 

>>Leggi anche: “L’inquinamento nel Mar Mediterraneo è triplicato negli ultimi 25 anni”<<

 

“Il nostro progetto – ha spiegato Spiega Silvia Merlino, ricercatrice di Cnr-Ismar – intende validare e implementare una metodologia di rilevazione dell’inquinamento che è già stata proposta da colleghi giapponesi, affiancando a un esperimento in situ, della durata di 12 mesi, un successivo periodo di studio di degradazione dei resin pellets con analisi in laboratorio: è importante, infatti, capire le trasformazioni a cui il polimero va incontro a contatto con le varie sostanze, e come le degradazione del materiale possa influire su parametri come la sua cristallinità e la porosità”. “I primi mesi di rilevazioni, con prelievi effettuati ogni tre-cinque giorni, ci hanno permesso di confermare l’ottima correlazione fra le quantità di Pops assorbiti dai due tipi di “filtratori” ma anche alcune significative differenze: i pellets, infatti, mostrano una velocità di assorbimento degli inquinanti molto maggiore rispetto ai mitili, che –essendo organismi viventi- richiedono settimane per metabolizzare le sostanze estranee. Questo rende i pellets veri e propri rilevatori veloci di inquinamento, utili a individuare tempestivamente situazioni critiche”.

Il progetto vede coinvolto il Consiglio nazionale delle ricerche con gli Istituti di scienze marine (Ismar, sede secondaria di Lerici) e di chimica dei composti organo-metallici (Iccom, sede secondaria di Pisa) assieme a Ingv, Dipartimento di chimica dell’Università di Pisa, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, cooperativa dei miticoltori di La Spezia e Piscicoltura di Portovenere del Pesce.

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