• Articolo Roma, 22 gennaio 2018
  • Dopo lo scoop di Politico, l'attacco di Greenpeace

    L’Italia a un passo dalla sanzione UE per inquinamento dell’aria

  • L’UE è stanca di aspettare. A causa dell’inquinamento dell’aria il nostro paese potrebbe finire davanti alla Corte di Giustizia e dover pagare una multa milionaria

inquinamento dell'aria

 

(Rinnovabili.it) – Il governo Gentiloni, e con esso il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, rischiano di lasciare all’Italia un’eredità economicamente pesante sul fronte delle politiche ambientali. Il Commissario Euroeo per l’Ambiente, Karmenu Vella, è infatti pronto a denunciare alcuni stati membri dell’Unione – tra cui il nostro – che non rispettano i parametri comunitari sulla qualità dell’aria. Lo rivela un articolo di Politico, dal quale si evince che l’Italia è tra i paesi bacchettati da Bruxelles, insieme a Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Tutti i big, dunque, finiscono dietro la lavagna per l’eccessivo inquinamento dell’aria, problema al quale sembrano mancare i rimedi di lungo termine. La lettera di Vella è indirizzata al Ministero dell’Ambiente, e suona come una specie di ultimatum. I ministri degli stati coinvolti sarebbero stati convocati per un incontro, il prossimo 30 gennaio: al tavolo con l’Europa, dovranno portare piani convincenti e tempistiche chiare per rientrare nei limiti europei.

L’Italia, come la Francia, ha un duplice problema: alti livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato atmosferico. Il primo è diretta conseguenza del numero di motori diesel che rombano sulle nostre strade. Se i governi non si adegueranno, «la Commissione procederà al passaggio successivo della procedura d’infrazione», il deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

 

>> Leggi anche: L’inquinamento atmosferico uccide 4 milioni di persone l’anno <<

 

«Se il ministro Galletti dovesse presentarsi a Bruxelles, il 30 gennaio prossimo, il nostro Paese si renderà certamente protagonista di un confronto imbarazzante – dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – Il governo italiano è apparso in questi anni del tutto inoperoso sul fronte dell’inquinamento atmosferico. Si pensi all’assoluto nulla realizzato per il settore trasporti, con i fondi disponibili per la realizzazione di una rete di ricarica per i veicoli elettrici che non sono neppure stati spesi. Oggi l’auto privata alimentata con i derivati del petrolio è ancora protagonista assoluta della mobilità italiana, e il suo primato pesa in termini sanitari e di dipendenza energetica. Mentre molti Paesi stanno investendo in mobilità sostenibile, l’Italia è ferma al palo. Speriamo che l’intervento dell’Ue si traduca in una salutare scossa».

Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), il Bel paese è ai vertici della triste classifica, con 90 mila morti premature all’anno per l’inquinamento dell’aria sulle 487.600 del continente. Con oltre 1.300 decessi per milione di abitanti, restiamo al di sopra della media europea, che si ferma a 820.

 

Le cause dello smog

Uno studio realizzato da Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria-Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano ha comparato tutte le emissioni dei combustibili utilizzati in Italia per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria: gas, GPL, gasolio, pellet e legna da ardere. La ricerca evidenzia come le biomasse e la legna da ardere siano i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, sia in relazione ai valori di Particolato (PM) che di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).

«In particolare – si legge in una nota – le emissioni di particolato nel pellet sono di 2 ordini di grandezza superiori a quelle dei combustibili gassosi e al gasolio e di 3 ordini per quanto riguarda la legna da ardere.  Per il Benzoapirene, i valori più alti sono stati misurati di gran lunga sulla legna e, tra gli altri combustibili, sul pellet, dal momento che la concentrazione degli stessi nei fumi delle caldaie a gas naturale e GPL è risultata non rilevabile. Questi risultati confermano dunque il forte contributo della biomassa solida alle emissioni inquinanti del settore domestico».

5 Commenti

  1. PAOLO CROSIGNANI
    Posted gennaio 23, 2018 at 7:10 pm

    credo che la legna sia una grande bufala; fa comodo a molti riversare sulla legna i problemi che invece sono dovuti al traffico veicolare.
    se fosse le legna basterebbe impedire che venisse usata
    invece i livelli elevati di ossidi di azoto indicano senza ombra di dubbio che il diesel è una delle fonti maggiori sia di no2 sia di particolato.
    chi parla della legna o è in mala fede oppure riporta opinioni di altri, questi ultimi in mala fede.
    per ridurre l’inquinamento molti sono gli approcci, nessuno dei quali sufficiente: limitazione della velocità, trasposto pubblico appetibile., razionalizzazione del trasporto merci.
    soprattutto l’inquinamento deriva dalle sorgenti vicine. vietare le auto vicino alle scuole potrebbe essere già un buon inizio

  2. mau
    Posted gennaio 23, 2018 at 7:39 pm

    Non è colpa del riscaldamento domestico o della legna da ardere, in realtà si pensa perchè tolto quello da idrocarburi e vari rimane un grossa fetta d’inquinamento che “sicuramente” è dovuto in quel fattore dato che non si può calcolare.
    In realtà la mancanza di controlli sono le industrie che coprono più del 90% di inquinamento riferito al domestico o della legna da ardere!!!

  3. AL VER
    Posted gennaio 24, 2018 at 3:26 pm

    Di auto a metano o GPL ne circolano già parecchie, ma bisognerà arrivare al punto di “vietare” la produzione di motori alimentati a benzina e gasolio per far decidere le industrie automobilistiche a orientarsi verso motori a idrogeno e a macchine elettriche ??. La rete di distribuzione del metano e GPL deve essere certamente ancora incrementata, qualche colonnina di ricarica batterie agli ioni di litio sta sorgendo qua e là principalmente su iniziativa dei produttori di auto elettriche, ma per l’idrogeno l’impiantistica è tutta da fare (esiste un solo impianto in Trentino Alto Adige). Se ci fossero più distributori di idrogeno, la richiesta di auto a idrogeno aumenterebbe. Se venissero prodotte più auto a idrogeno, i produttori di distributori di idrogeno sarebbero incentivati a fare nuovi impianti. Siamo “al cane che si morde la coda” !!
    E’ grave che i fondi europei per realizzare una rete di ricarica per i veicoli elettrici, in Italia, non siano stati ancora spesi, ma è ancor più grave che l’Europa non abbia ancora pensato a incentivare la diffusione dei distributori di idrogeno. Così il cane, forse, riuscirebbe a mordersi la coda: gran parte dell’inquinamento causato dal traffico verrebbe eliminato e finalmente vedremmo circolare, in città e fuori città, autobus, camion, auto, e addirittura anche le moto a idrogeno.
    Gli “ecologisti ad oltranza”, che si preoccupano dell’inquinamento atmosferico, dovranno poi spiegarmi cosa ne facciamo degli alberi e dei loro derivati (legna, pellet,…): lasciamo tutto marcire nei boschi ?? Forse che la decomposizione naturale del legno non produce inquinamento ?? Non vorrei che risolvessero il problema alla base eliminando i boschi !!
    Ma in che modo ?? Semplice, per il futuro: estirpando qualsiasi germoglio vegetale !! Ma per il presente ??

  4. MARCO
    Posted gennaio 25, 2018 at 2:59 pm

    Caro AL VER, purtroppo devo toglierti una illusione a proposito dell’idrogeno. D’accordo che dal punto di vista delle emissioni è il solo combustibile che produce solo vapore acqueo, quindi il rischio è “solo” quello di un pauroso aumento dell’umidità. Le controindicazioni principalmente sono: rendimento del motore e rete di distribuzione.
    Il rendimento. Se si usa un motore tradizionale solo il 30% circa dell’energia producibile è utilizzabile per la propulsione. E’ una legge fisica inevitabile.Se invece si usano celle a combustibile la parte utilizzabile è circa il doppio. E la macchina è una auto elettrica senza batteria (bel problema risolto) ma con la cella (problema in via di sviluppo). La strada dell’idrogeno è sostenuta dai produttori di auto tradizionali per non dover cambiare totalmente i loro complicatissimi motori. Mercedes ha molti esemplari di auto a idrogeno in prova nelle principali metropoli mondiali. Ma verà superata dalla Cina che, evitando la concorrenza degli occidentali, si è completamente lanciata sulle auto totalmente elettriche (non ibride). Razionalmente questa è la soluzione. Rendimento superiore al 90%.
    Sulla rete di distribuzione dell’idrogeno la strada è come per il metano. Grossi TIR che trasportano bombole. Sperando che non abbiano mai un incidente. (Bel botto!) Sulla produzione dell’idrogeno ci studiano in molti e non è semplice.
    LA SOLUZIONE E’ ELETTRICA.
    L’auto è enormemente più semplice e dal meccanico forse ci vai ogni tre anni. Pensa: niente olio nè liquido refrigerante, nè cambio, nè radiatore. Attualmente le batterie sono il punto debole, ma ci stanno lavorando molto e bene. Ogni due anni l’autonomia (chilometri percorribili) tende a raddoppiare. Guarda ad esempio la Renault ZOE.
    Sui boschi e sul legno, che “assorbe” la CO2 dall’atmosfera migliorando l’effetto serra, ti rispondo. Una soluzione è la casa in legno. Assolutamente termocoibentata, richiede un minimo di riscaldamento e nessun raffrescamento. Ho vari amici che ne sono molto contenti. Ci sono produttori esperti in Austria e Svizzera che te la mandano prefabbricata con gli impianti elettrici e idrici inclusi e la montano in pochi mesi, completa.
    Continua a leggere ‘Rinnovabili’. Tutte le informazioni che ti ho dato ci sono.
    Non ti preoccupare per i boschi. Esistono da milioni di anni. Il problema siamo noi.

  5. Luca Scalvi
    Posted gennaio 31, 2018 at 1:28 pm

    Esistono soluzioni in merito. Ho provato anche a proporle, ma la verità è che manca la loro volontà !!!!

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