• Articolo Washington, 9 novembre 2015
  • Obama nega il via libera al progetto faraonico

    Keystone XL: la grande opera dei petrolieri non si farà

  • L’oleodotto Keystone XL, 2 mila chilometri per oltre 5 miliardi di dollari, è stato bocciato dagli USA. Avrebbe sdoganato il petrolio da sabbie bituminose

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(Rinnovabili.it) – «Non è nell’interesse dell’America». Poche e chiare parole, quelle di Obama, per mettere una pietra tombale sul progetto del Keystone XL, il maxi oleodotto che avrebbe dovuto portare 830 mila barili al giorno di petrolio da sabbie bituminose estratto in Alberta (Canada) fino al Golfo del Messico. Si è concluso così un dibattito durato sette anni su un progetto da 5 miliardi di dollari, che ha visto i repubblicani tentare con ogni mezzo – una volta ottenuta la maggioranza al Congresso – di portare la grande opera all’approvazione. Ma il presidente ha esercitato il suo potere di veto, dichiarando che il grande tubo non si farà. O almeno non durante il suo mandato.

«Non avrebbe un contributo significativo per la nostra economia», ha detto Obama, convinto che il faraonico progetto non aiuterebbe ad abbassare il prezzo del petrolio già ai minimi termini. Inoltre, non creerebbe posti di lavoro e non metterebbe al riparo dalla dipendenza energetica. «Se il Congresso è serio sulla volontà di creare posti di lavoro, non è questo il modo», ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Obama dichiara di volere per gli USA una transizione verso un settore energetico più sostenibile: «Se vogliamo prevenire gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici prima che sia troppo tardi, bisogna agire adesso».

 

Keystone XL la grande opera dei petrolieri non si farà 3In Canada, dove le recenti elezioni hanno incoronato premier il liberale Justin Trudeau, non l’hanno presa bene. La provincia dell’Alberta regge il 50% della sua economia sul petrolio da sabbie  bituminose, ed è piuttosto contrariata dalla bocciatura degli USA. L’oleodotto Keystone XL, lungo quasi 2 mila chilometri, doveva fornire ai produttori uno sbocco nei mercati più distanti, consentendogli di spuntare prezzi più elevati per questo inquinante greggio, che attualmente commerciano a cifre inferiori rispetto allo standard globale.

Il “niet” di Obama è stato bollato come ipocrita, dato che il governo ha visto salire la produzione di shale oil a 4 milioni di barili al giorno prima di negare il via libera al Keystone XL. Il neo primo ministro canadese si è detto infatti dispiaciuto per la scelta statunitense, ma poi ha affermato che «il rapporto tra Canada e Stati Uniti è molto più grande di qualsiasi progetto, e non vedo l’ora di un nuovo inizio con il presidente Obama».

Vi potrebbero essere anche ragioni di politica interna a spingere la Casa Bianca verso questa decisione: si tratta infatti di un assist perfetto alla candidata per la successione, Hillary Clinton, che di recente si era detta contraria al progetto.

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