• Articolo Roma, 8 febbraio 2013
  • L’unica griffe ad essersi “eco-impegnata” è quella di Valentino

    L’alta moda perde il duello del fashion lanciato da Greenpeace

  • L’associazione ambientalista ha gettato il guanto di sfida a 15 marchi di lusso della moda con 25 domande ‘scomode’ sulla loro supply chain. Ecco il risultato

(Rinnovabili.it) – L’alta moda non è poi così cool quando il palcoscenico su i cui sfilare è quello di Madre Natura. Lo rivela Greenpeace che all’inizio di novembre 2012 aveva gettato il guanto di sfida a 15 marchi di lusso della moda mondiale, sfidando le aziende con 25 domande ‘scomode’ sulla loro supply chain. Perché? “Perchè ogni giorno un altro pezzo del Rio delle Amazzoni è distrutto per spianare la strada all’allevamento di bestiame e alla produzione di pelle utilizzata per scarpe, borse e cinture”. Queste pratiche commerciali pericolose stanno mettendo le nostre risorse naturali a rischio minacciando l’economia del luogo. L’associazione ambientalista  ritiene che le società coinvolte debbano assumersi la responsabilità delle loro azioni e ha chiesto pertanto a questi marchi di delineare quali misure abbiano effettivamente attivato per garantire che i rispettivi prodotti non fossero legati alla distruzione delle foreste e al rilascio di sostanze chimiche pericolose.

 

Tuttavia i risultati dell’indagine www.thefashionduel.com deludono e non poco come spiega la stessa Greenpeace: “Quando si tratta di moda, brand come Chanel, Prada o Dolce & Gabbana sono considerati come i trendsetter più cool. Ma guardate cosa succede nel nostro ranking: i più cool sono proprio quelli meno interessati a garantire la sostenibilità dei propri prodotti. Che delusione!” Si salva, da un quadro generale piuttosto sconfortante, solo Valentino, la cui azienda si è impegnata proattivamente sugli obiettivi DeforestazioneZeroScarichi Zero.