• Articolo Roma, 17 gennaio 2013
  • Legambiente: “Interventi immediati per città più vivibili, moderne e sicure”

    La “Mal’aria” non muore mai…

  • Secondo il dossier pubblicato dall’associazione ambientalista, le performance atmosferiche delle città italiane monitorate sono state scarse nel 2012 e lo saranno anche nel 2013

(Rinnovabili.it) – PM10, PM2,5, ossidi di azoto e decibel fuori controllo: Legambiente mappa i fattori che mettono in pericolo la salute e la sicurezza dei cittadini nel dossier Mal’aria di città 2013 che, oltre a confermare gli elevati livelli di inquinamento atmosferico respirato nel 2012 nelle principali città italiane, annuncia un 2013 per nulla in controtendenza. Il monitoraggio delle performance atmosferiche delle città italiane ha registrato livelli ancora alti delle PM10, con 4 città che guidano la classifica delle più “inquinate” (Alessandria, Frosinone, Cremona e Torino) e la Pianura Padana che, con 18 città tra le prime 20 in classifica, è una delle zone più critiche di tutto lo stivale. Sconfortanti anche i dati relativi alle PM2,5, con un 50% delle città fuori norma e l’area padana ancora in prima linea, anche se, precisa Legambiente, nonostante il monitoraggio di queste polveri sia obbligatorio già dal 2011, sono ancora troppo pochi i dati disponibili. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto, invece, circa un quarto (24 su 83) delle città monitorate ha superato la concentrazione media annua di 40 microgrammi al metro cubo, con Firenze, Torino, Milano e Roma ai primi posti in classifica.

 

A ciò va ad aggiungersi anche il rumore che, secondo uno studio che il Ministero dell’Ambiente olandese ha commissionato all’istituto di ricerca TNO, provocherebbe danni al 44% della popolazione europea e costerebbe alla sanità comunitaria 326 miliardi di euro; in Italia, tra le città più rumorose ci sono Bari, Napoli, Roma, Bologna, Genova e Torino.

 

«Sono i processi industriali e di produzione di energia e in città prevalentemente il traffico veicolare e i riscaldamenti, le principali fonti di emissione di polveri fini, ossidi di azoto, dei precursori dell’ozono o di altri inquinanti come gli idrocarburi policiclici aromatici o il monossido di carbonio e del rumore», ha dichiarato la Direttrice Generale di Legambiente, Rossella Muroni, spiegando che sono proprio questi i settori su cui è necessario intervenire. «E a chiedere all’Italia misure risolutive per ridurre l’inquinamento atmosferico a fine anno – ha aggiunto la Muroni – è stata pure l’Europa con una sentenza della Corte di giustizia nei confronti del nostro Paese. Evidentemente, il problema dell’inquinamento e delle città invase dal traffico non può più essere affrontato in maniera parziale e limitata».