• Articolo Bristol, 4 ottobre 2012
  • Uno studio dell'Università di Bristol

    La calotta artica nasconde enormi bacini di metano

  • Il ghiaccio artico nasconde enormi quantitativi di metano che, qualora il ghiaccio dovesse sciogliersi, verrebbe rilasciato il atmosfera con enormi danni ambientali

(Rinnovabili.it) – Il metano, gas inodore e incolore, è un gas serra particolarmente dannoso. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature e condotta da un team internazionale presso l’Università di Bristol (Regno Unito), l’Università della California, Santa Cruz (Stati Uniti), l’Università di Alberta, Edmonton (Canada) e l’Università di Utrecht (Paesi Bassi ) mostra che la calotta polare antartica potrebbe essere una fonte trascurata ma importante di metano.

Lo studio, condotto dalla professoressa Jemma Wadham della scuola di Scienze Geografiche dell’Università di Bristol, dimostra che la vecchia materia organica depositata nei bacini sedimentari situati sotto la calotta antartica è stata convertita in metano grazie al lavoro di microrganismi che vivono in condizioni di assenza di ossigeno.

 

Il metano intrappolato al di sotto della calotta polare potrebbe però venire rilasciato in caso il ghiaccio, sciogliendosi, dovesse portare allo scoperto i bacini. I ricercatori stimano che il 50% del West Antarctic Ice Sheet (1 milione di km2) e il 25% dell’East Antarctic Ice Sheet (2,5 milioni di km2) si trovano a copertura di bacini sedimentari pre-glaciali che contengono circa 21.000 miliardi di tonnellate di carbonio organico.

Secondo il leader della squadra, il professor Wadham, “Si tratta di una immensa quantità di carbonio organico, grande 10 volte di più rispetto alle dimensioni degli stock di carbonio delle regioni settentrionali ghiacciate. I nostri esperimenti di laboratorio ci dicono che questi ambienti sub-glaciali sono biologicamente attivi, il che significa che il carbonio organico viene probabilmente metabolizzato in biossido di carbonio e gas metano dai microbi.”

 

I ricercatori hanno concentrato i loro sforzi e simulato l’accumulo di metano nei bacini sedimentari dell’Antartide con un consolidato modello unidimensionale. Utilizzando questo modello hanno scoperto che le condizioni al di sotto dello strato di ghiaccio favoriscono l’accumulo di metano idrato (cioè metano intrappolato all’interno di una struttura di molecole d’acqua che forma un solido simile al ghiaccio). Ma ad allarmare è la profondità minima alla quale si trovano i bacini di metano, condizione che li rende anche più suscettibili all’azione estrema del clima.