• Articolo Roma, 24 maggio 2012
  • La costa che scompare

  • I problemi attuali e le prospettive future con cui deve fare i conti il settore della protezione dei litorali

Le coste italiane, escludendo i tratti modellati artificialmente con strutture antropiche, presentano uno sviluppo di 7.687 km; tra questi, circa il 37% è costituito da costa alta e rocciosa, mentre il restante 63% è costituito da coste basse, cioè litorali sabbiosi o ghiaiosi e apparati di foce deltizi. Con riferimento alle coste basse, l’analisi delle modificazioni della linea di riva negli ultimi 40-50 anni (fig. 1) evidenzia che circa il 24% dei litorali, pari ad oltre 1.100 km di costa, mostra una tendenza all’erosione, ovvero all’arretramento verso terra della linea di riva (dati ISPRA-Servizio Difesa delle Coste).

Le cause dell’erosione costiera sono da ricercare essenzialmente nell’azione di modellamento esercitata dal moto ondoso, che induce il trasporto solido dei sedimenti. A riguardo, si distinguono due tipi di erosione, rispettivamente, a breve e a lungo termine. La prima, che si sviluppa in tempi dell’ordine delle ore o delle stagioni, è generalmente associata alle mareggiate di elevata intensità, ed è, nella maggior parte dei casi reversibile; la seconda, che si sviluppa in tempi più lunghi (anni, decine di anni) è dovuta a squilibri nel bilancio sedimentario del litorale e presenta, di solito, carattere permanente.

Fig. 1 – Analisi storica della tendenza evolutiva dei litorali italiani negli ultimi 40-50 anni

In fig. 2 è illustrato un tipico schema delle potenziali fonti di apporto e asporto di sedimenti nella fascia litoranea (bilancio sedimentario). Si comprende come la pressione antropica sul territorio, ed in particolare sulla fascia costiera, contribuisca ad innescare od accentuare in misura decisiva i fenomeni di erosione. Si citano, a riguardo, l’urbanizzazione dei bacini idrografici, la realizzazione di dighe fluviali, la distruzione delle dune costiere, la realizzazione di infrastrutture portuali o varie opere di difesa, che alterano il naturale regime delle onde e delle correnti. È necessario, peraltro, prevedere in futuro un accentuarsi delle criticità, per effetto dell’innalzamento del livello medio marino e dell’incremento in frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi indotti dai cambiamenti climatici globali.

Fig. 2 – Schema delle possibili fonti di apporto ed asporto sedimentario alla fascia costiera

L’erosione produce sia danni diretti, in termini di distruzione del territorio e di infrastrutture, sia danni indiretti, aumentando la vulnerabilità della fascia costiera nei confronti degli effetti delle mareggiate, a causa del ridursi della distanza tra le infrastrutture e la linea di riva.

Per prevenire l’erosione costiera è indispensabile una corretta pianificazione territoriale, ispirata ai principi dello sviluppo sostenibile, tenendo conto sia dell’ambiente marino, sia del territorio retrostante (ICZM-Integrated Coastal Zone Management). In Italia, i principali strumenti di pianificazione sono predisposti dalle Autorità di Bacino ai vari livelli di competenza territoriale.

Gli interventi di protezione costiera possono essere suddivisi, secondo un classico schema, in misure rigide o misure morbide. Le misure rigide comprendono interventi strutturali, quali scogliere parallele alla linea di costa, o trasversali (pennelli); tali opere, specie se realizzate con quota di coronamento molto al di sopra del livello medio marino, presentano, normalmente, un elevato impatto paesaggistico ed ambientale. Le misure morbide, al contrario, consistono in interventi non strutturali aventi lo scopo di rifornire la fascia costiera di sedimenti; tra questi, molto diffusi sono i ripascimenti artificiali, spesso accoppiati ad interventi strutturali a limitato impatto (tipicamente, barriere sommerse).

Indipendentemente dal tipo di intervento, è necessario, in fase di pianificazione e progettazione, un accurato studio dell’idraulica marittima, della dinamica dei sedimenti e dell’evoluzione del litorale, sia nello stato di fatto, sia in quello di progetto. A tale scopo, si ricorre alla modellistica matematica, con strumenti software sempre più accurati, ed alla modellistica fisica, mediante la simulazione in vasca o canale forniti di strumenti idonei per la generazione del moto ondoso (v. fig. 3).

Fig. 3 – Prove eseguite per la verifica di un intervento di protezione del litorale, eseguite in vasca 3D (Convenzione ENEA-Università degli Studi di Napoli Federico II)

La ricerca scientifica nel settore della protezione dei litorali ha conosciuto un grande sviluppo negli ultimi decenni. Molto resta ancora da fare, allo scopo sia di migliorare le conoscenze utili in fase di pianificazione territoriale, sia di realizzare interventi di sempre minore impatto e di sempre maggiore affidabilità.

 

di Francesco Zarlenga e Francesco Pasanisi – ENEA-Agenzia per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile