• Articolo Washington, 16 gennaio 2013
  • Combattere gli inquinanti a breve persistenza atmosferica, obiettivo prioritario contro il global warming

    La fuliggine killer del clima e non solo…

  • La ricerca appena pubblicata sostiene quanto il nerofumo dei combustibili fossili e della biomassa sia secondo solo al biossido di carbonio come potente inquinante atmosferico

(Rinnovabili.it) – La fuliggine prodotta dalla combustione dei combustibili fossili e dalla biomassa è un inquinante atmosferico molto più potente di quanto si pensasse. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research-Atmospheres, infatti, il nero di carbonio è il secondo inquinante climatico più potente dopo il biossido di carbonio, rispetto al quale, però, registra tempi di persistenza in atmosfera assai ridotti: pochi giorni per il primo, secoli di smaltimento per il secondo. Per questo, secondo gli studiosi, affrontare gli inquinanti climatici di breve durata potrebbe essere uno degli obiettivi primari per ridurre il riscaldamento globale. Posizione condivisa anche dal Capo dell’UNEP, Achim Steiner che, commentando la ricerca, ha ricordato gli sforzi in atto per ridurre l’immissione di fuliggine in atmosfera e quanto il ruolo degli Stati Uniti sia stato cruciale per la formazione della International Climate and Clean Air Coalition, che ha tra gli obiettivi da perseguire proprio la riduzione di questo inquinante atmosferico.

 

La relazione ha rilevato un effetto del nerofumo sul clima doppio rispetto a quanto stimato dall’Intergovernmental panel on Climate Change nel 2007, dato che giustifica anche l’inasprimento dell’Environmental Protection Agency (EPA) sui limiti in materia, più rigidi di quelli stabiliti nel 1997. Secondo i dati, gli effetti, maggiori sull’Artico, inciderebbero sull’andamento delle precipitazioni (compresi i monsoni asiatici) e avrebbero portato a un rapido riscaldamento del Nord degli Stati Uniti, Canada, Europa settentrionale e Asia settentrionale. Oltre ai danni climatici, la fuliggine è nociva anche per la salute umana: ogni anno, infatti, arriva a uccidere più di un milione di persone.