• Articolo Roma, 20 marzo 2012
  • Basso consumo raccolta e riuso sono i 3 imperativi da seguire

    La mala gestione dell’acqua

  • La Green Economy dell’acqua proposta da Legambiente risolverebbe tanti dei problemi del Belpaese e creerebbe occupazione per i prossimi 10 anni

(Rinnovabili.it) – “L’acqua è un bene comune e come tale va gestita”. Forte del risultato referendario dello scorso giugno, il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha introdotto così la conferenza stampa di presentazione di “Acqua bene commune, responsabilità di tutti”, il rapporto annuale Ambiente Italia di Legambiente e Istituto Ambiente Italia che, mettendo in evidenza le lacune del sistema, offre numerosi spunti di riflessione per le politiche che gestiscono la risorsa idrica nel nostro Paese. Scarichi inquinanti civili e industriali, depuratori mal funzionanti e artificializzazioni dei corsi d’acqua: sono tanti i problemi irrisolti rilevati nelle 549 stazioni di monitoraggio censite nell’annuario 2010 dell’Ispra, delle quali poco più della metà (il 52%) si trova in “buono stato”, mentre il resto versa in condizioni appena sufficienti o addirittura pessime.

Si tratta di problematiche esistenti non solo nelle aree dove mancano fognature e depuratori, ma anche in quelle dove la rete è perfettamente funzionante, una situazione che rende, dunque, necessario e urgente intervenire per completare le infrastrutture, dove mancano, e adottare approcci e tecniche innovativi, orientati al basso consumo, alla raccolta e al riuso della risorsa idrica.

Altra questione individuata nel rapporto è la necessità di rimodulare le tariffe per coniugare l’efficienza del servizio con la tutela della risorsa. A questo proposito, Legambiente propone di garantire 50 litri d’acqua procapite al giorno, superati i quali entri in atto una tariffazione che scoraggi i grandi consumi. Una migliore gestione della risorsa idrica potrebbe, secondo gli autori del rapporto, costituire una risposta duratura ed efficace alla crisi economica in corso e avere interessanti ritorni occupazionali, stimati in 45.000 posti di lavoro all’anno per 10 anni.