• Articolo Barcellona, 14 giugno 2016
  • Il nuovo report degli attivisti di Grain

    Il land grabbing? Uno scandalo grande come la Finlandia

  • L’accaparramento delle terre mette radici, esplora nuove frontiere con il ricorso massiccio a strumenti finanziari e intensifica conflitti in tutto il mondo

Il land grabbing? Uno scandalo grande come la Finlandia

 

(Rinnovabili.it) – Gli speculatori hanno pompato oltre 90 miliardi di dollari nella corsa all’accaparramento delle terre. Solo negli ultimi anni hanno investito in 78 paesi con quasi 500 accordi: in totale, il land grabbing si è mangiato 30 milioni di ettari, una fetta di terra grande come la Finlandia. Lo rivela il nuovo report di GRAIN, il gruppo ambientalista tra i primi a gettare luce sul fenomeno, nel 2008.

Il rapporto “The global farmland grab in 2016. How big, how bad?” è un importante aggiornamento del precedente a 8 anni di distanza. In questo lasso di tempo il fenomeno è sì diminuito leggermente in termini di quantità, ma sta mettendo radici, esplorando nuove frontiere e intensificando conflitti in tutto il mondo. Insomma, lo scenario generale è piuttosto peggiorato.

Mentre la superficie totale sottratta alle comunità locali e alla piccola agricoltura è diminuita negli ultimi 4 anni, al contrario è aumentato il numero dei contratti siglati. Per le grandi multinazionali del cibo è più facile stringere accordi con i governi, ancora di più di quanto non lo fosse nel 2008 sull’onda dell’aumento stellare del prezzo dei generi alimentari di prima necessità. “Il land grabbing non è soltanto una moda passeggera legata alla crisi del cibo: è un fenomeno strutturale”, scrivono gli attivisti di Grain.

 

Il land grabbing? Uno scandalo grande come la FinlandiaE spesso gli accordi sono più estesi, prevedono orizzonti temporali più lontani e sono redatti in modo da aggirare gli ostacoli legali: in questa categoria secondo Grain rientra gran parte del business dell’olio di palma in Africa, ma anche l’uso sempre più massiccio di strumenti finanziari (fondi pensione, conglomerati finanziari) da parte delle multinazionali per garantirsi l’accesso alla terra. Una globalizzazione del fenomeno che fa entrare in gioco nuovi e più sfuggenti attori, a partire dagli hedge funds.

Tra i problemi sollevati dall’accaparramento delle terre continua ovviamente a figurare la perdita di biodiversità sotto l’incalzare delle monocolture (grano, canna da zucchero, riso, ancora palma da olio), così come quello dell’eccessivo sfruttamento di una risorsa scarsa come l’acqua. I paesi colpiti dal fenomeno non sono cambiati molto: gli appetiti di Cina, paesi arabi del Golfo e altri speculatori si sfogano ancora in tutta l’Africa, ma anche nel sud-est asiatico e in America latina.

L’accaparramento delle terre è alla base di molti dei conflitti contemporanei. Benché in mancanza di dati certi su quante persone vengono cacciate dalle corporation, il trend è in aumento. Solo in Mozambico sono a rischio 500.000 piccoli agricoltori, che potrebbero dover abbandonare le terre dei loro avi per far spazio a una maxi piantagione di 600mila ettari. E non si tratta dell’accaparramento più grande al mondo, ma solo del quinto.

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