• Articolo Roma, 26 febbraio 2016
  • Troppi interessi industriali rallentano l’adozione di nuove regole

    Le petroliere approfittano dello scioglimento dei ghiacci

  • Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte commerciali nella regione Artica. Navi cariche di materiale inquinante mettono a rischio l’ecosistema

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(Rinnovabili.it) – Lo scioglimento dei ghiacci in Artico è più rapido dei legislatori, inerti mentre l’industria globale sta mettendo gli occhi sulle nuove rotte commerciali che potrebbero aprirsi in quella delicatissima zona di mondo. La minaccia ambientale cresce ogni giorno che le nuove regole impiegano ad essere approvate.

Le temperature medie dell’Artico stanno aumentando due volte più in fretta che nel resto del mondo, e la copertura permanente della calotta polare si sta restringendo a un tasso di circa il 10% ogni decennioEntro la fine di questo secolo, le estati nell’Artico potrebbe essere prive di ghiaccio.

Già adesso è cresciuto il traffico di navi cariche di petrolio, gas e carbone, ma non vi sono normative stringenti per eventuali disastri ambientali, difficilissimi da contenere e ripulire nelle acque gelide del Polo Nord.

La Russia, in particolare, è pronta ad ampliare il trasporto attraverso l’Artico nel tentativo di ridurre i costi. Se le sue navi prendessero quella strada, i tempi di percorrenza tra l’Europa e l’Asia verrebbero abbattuti di un 30-40%.

 

 

Le petroliere approfittano dello scioglimento dei ghiacciVi è solo un accordo non vincolante tra Stati confinanti con quel mare, che ha tra le sue disposizioni la tutela ambientale. Ma nessun progresso è stato fatto sull’uso dell’olio combustibile pesante (HFO) che è invece vietato nella regione antartica a causa della sua tossicità e delle emissioni inquinanti. Il Regolamento per l’Antartico è entrato in vigore nel 2011, ma è più rigoroso solo a causa del fatto che le petroliere non operano in quelle zone.

Qualsiasi tentativo di affrontare il problema richiederà del tempo, anche se sono passati poco più di due mesi dall’accordo sul clima siglato alla COP 21. In quel frangente, infatti, gli aderenti si sono guardati bene dal menzionare il trasporto navale, schiacciati dalle potenti lobby dell’industria.

Toccherà all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), organo delle Nazioni Unite, portare avanti il discorso. Ma sembra piuttosto chiaro che il traffico di materiale pericoloso sia destinato a crescere, minacciando sempre più gravemente un ecosistema straordinario.

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