• Articolo Roma, 28 luglio 2011
  • Tomasi: “Ormai solo una piccolissima percentuale di olio usato sfugge alla raccolta”

    Le tre erre di COOU

  • Raccolta, reimpiego e ribasso sono le parole chiave della strategia del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. Un trentennio di attività raccontato dal Presidente Paolo Tomasi

Ridurre il contributo obbligatorio a carico delle imprese che immettono al consumo oli lubrificanti, portandolo a 70 euro per tonnellata a partire dal 1 agosto 2011. È questa la proposta avanzata da Paolo Tomasi, presidente del COOU, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati nato per legge 27 anni fa per raccogliere un rifiuto molto pericoloso: l’olio usato. Portando avanti una giusta comunicazione sulla pericolosità di questo rifiuto, ma anche cercando di trovare nuove opportunità per il suo reimpiego, in quasi 30 anni di attività il COOU è riuscito a raccogliere qualcosa come 4 miliardi e 500 milioni di chilogrammi di olio usato, una quantità che, se non fosse stata raccolta, avrebbe potuto inquinare circa 2 volte il Mar Mediterraneo. L’olio usato, infatti, se disperso nell’acqua, crea una pellicola isolante in superficie che impedisce l’ossigenazione alla flora e alla fauna che vivono sotto il pelo libero dell’acqua, provocandone la morte.

 

Proprio pochi giorni fa, con l’approvazione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio, Tomasi è riuscito a dimezzare l’esborso a carico delle imprese, grazie al quale è possibile sostenere non solo i costi relativi alla raccolta dell’olio usato, ma anche quelli per il suo smaltimento, in quanto rifiuto pericoloso. Con il Decreto legge 135/09 e la successiva legge 166/09, infatti, che avevano abrogato la riduzione d’imposta del 50% a favore della rigenerazione, era stato demandato al Consorzio l’onere di far fronte ai maggiori costi attraverso l’erogazione di un corrispettivo per lo smaltimento, via rigenerazione, dell’olio usato, con finanziamento a carico delle imprese che immettono al consumo oli lubrificanti.
Non è la prima volta che il contributo obbligatorio viene ridotto: già nel gennaio 2011 c’era stato un ribasso da 155 euro a 130 euro, quota che oggi è stata praticamente dimezzata. Grazie a questa manovra le imprese che immettono al consumo oli lubrificanti avranno la possibilità di risparmiare circa 28 milioni di euro all’anno.

 

Presidente Tomasi, quali saranno gli effetti di quello che lei ha definito “ritocco al ribasso” del contributo obbligatorio a carico delle imprese che immettono al consumo oli lubrificati?
La riduzione del contributo obbligatorio è un po’ un nostro vanto. Oltre alla buona volontà e all’impegno che ci abbiamo messo, siamo stati anche agevolati da un momento favorevole del mercato che ha fatto accedere l’olio usato alla rigenerazione a un prezzo più elevato rispetto al passato. Dato che il nostro è un Consorzio che non ha obiettivi di lucro, ogni volta che riusciamo a risparmiare qualcosa, ottengono benefici coloro che sono obbligati a pagare il contributo al Consorzio, cioè le aziende che immettono al consumo oli lubrificanti, come le maggiori multinazionali, gli operatori dei settori specialistici e quelli che si occupano di prodotti particolari nel campo industriale. Chiaramente si tratta di industrie che agiscono da esattori per conto nostro verso il consumo, riversando questo importo su coloro che acquistano i lubrificanti.

 

Com’è cambiata la situazione dal 1984, anno in cui avete iniziato a operare, a oggi?
Per quanto riguarda la nostra attività, molto, dato che col tempo siamo riusciti ad avere più prontezza sul mercato. All’inizio quando abbiamo cominciato, 27 anni orsono, sono state raccolte circa 48.000 tonnellate di olio lubrificato usato; poi siamo cresciuti gradualmente fino a superare le 200.000 tonnellate. Oramai sfugge alla nostra raccolta una percentuale molto ridotta di olio lubrificante, con evidenti vantaggi ambientali. Oltre alla raccolta, fondamentale è anche il riutilizzo. L’olio usato, infatti, una volta raccolto viene analizzato: il prodotto rigenerabile (circa l’85%) viene inviato alla rigenerazione; se il prodotto è inquinato, invece, non va alla rigenerazione, ma alla combustione e quindi può essere impiegato in cementifici che sono autorizzati a utilizzarlo come combustibile. C’è una piccolissima parte che invece è talmente inquinata da non poter andare né a rigenerazione né a combustione e per questo viene distrutta. Si tratta di un valore per il nostro settore perché rappresenta la piena sostituzione della materia prima, come può essere il greggio o tutti i prodotti derivati dal greggio. Se noi valorizzassimo quella che è stata la raccolta del Consorzio con la riutilizzazione che è stata fatta, potremmo ottenere un valore molto prossimo ai 3 miliardi di euro risparmiati, ai valori attuali, con vantaggi anche per la nostra bilancia dei pagamenti.

 

Quanto è importante che l’opinione pubblica venga informata correttamente?
La nostra comunicazione è diretta sostanzialmente verso due canali fondamentali. Il primo, è la comunicazione verso i decisori, la pubblica amministrazione, le commissioni ambiente di Senato e Camera…. Insomma, entriamo in tutte quelle stanze strategiche per le modifiche o le definizione legislative, che ci consentano di lavorare meglio.
Sull’altro fronte i cittadini, l’informazione con l’opinione pubblica in generale, che noi portiamo avanti in tutti i modi possibili. Innanzi tutto, per stimolare una sensibilità ambientale di carattere generale che porti a un maggior rispetto di quello che abbiamo a disposizione, in termini di territori e di risorse. In secondo luogo, per evitare che vengano attivati atteggiamenti “fai da te”, con conseguenze negative per l’ambiente: molte persone che procedono al cambio dell’olio per conto proprio, invogliate anche dai prezzi bassi della grande distribuzione, si ritrovano col tempo con 3-4 chilogrammi di olio usato che non sanno come smaltire. Basti pensare che se l’olio usato, anziché essere conservato, venisse scaricato in una fogna, provocherebbe un disastro incredibile, come può essere, per esempio, la neutralizzazione dei trattamenti delle acque di scarico di un paese.
Per questo il nostro impegno mira a scongiurare simili situazioni. Nella nostra battaglia, stiamo anche tentando di definire forme di aggregazione con le pubbliche amministrazioni, attraverso l’implementazione delle isole ecologiche, di quelle di stoccaggio e dei punti di conferimento, oggi troppo scarsi. Siamo attivi anche nella deregulation legislativa, per superare i vincoli legislativi e offrire una maggiore semplificazione ai cittadini.

 

A settembre uscirà il vostro Rapporto di sostenibilità. Può darci qualche anticipazione?
Il rapporto, giunto alla sua settima edizione, mette in evidenza i risultati che il Consorzio ha raggiunto non soltanto in termini economici, ma anche relativamente a quello che noi facciamo per la difesa ambientale. In pratica in esso viene messo sotto esame tutto il nostro sistema filiera, dalla raccolta, al trasporto connesso, allo stoccaggio, al trattamento tramite rigenerazione, alla combustione: tutta una serie di operazioni, quindi, che vengono analizzate e valutate sia sotto il profilo energetico che sotto quello ambientale. Riuscire a risparmiare ogni anno una certa percentuale di emissioni, per noi è un traguardo e posso dire che lo sforzo fatto in questa direzione, ci ha portato a risultati di cui siamo abbastanza soddisfatti. Dico abbastanza e non pienamente perché la totale soddisfazione può portare a una perdita di presa, che noi non vogliamo assolutamente avere. Questo perché le generazioni si susseguono e la formazione deve essere sempre mirata, attraverso messaggi chiari, espliciti, diretti e che portino in qualche maniera alla consapevolezza individuale.
Il rapporto ambientale per noi di fatto rappresenta un elemento di comunicazione. Stiamo girando nuovamente l’Italia per incontrare amministrazioni locali, associazioni di categoria e ambientaliste, nonché normali cittadini che desiderano essere sensibilizzati su questi temi. Tutte le volte che lasciamo Roma ed entriamo sul territorio, si aprono pagine nuove, pagine da scrivere per individuare nuovi elementi e nuove collaborazioni che ci consentano di fare meglio il nostro lavoro, innescando un sistema di comunicazione multifunzionale che arrivi bene a destinazione.